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martedì 4 febbraio 2020

NUOVE VIA SULLA ROISETTE

In questo periodo di preparazione per il nostro grosso progetto invernale, in attesa che le condizioni sul Cervino e Grandes Murailles divengano ottimali per il nostro tentativo, io e François ci siamo divertiti a esplorare una montagna "di casa": la punta Roisette.
La Roisette è una bella piramide situata proprio sopra casa mia e la conca di Cheneil. Si tratta di una montagna che come guide saliamo spesso dal versante sud dove i dolci pendii si prestano a delle belle gite scialpinistiche. La parete ovest invece rappresenta una bastionata verticale di roccia in generale poco solida che però nella stagione più fredda viene resa più compatta dalla presenza di neve e ghiaccio e diventa un buon terreno per allenarsi sul misto. Su questa parete nella storia erano stati tracciati itinerari estivi di roccia che però negli anni erano stati abbandonati a causa della friabilità della parete e di conseguenza della sua pericolosità nella stagione estiva. La nostra idea è stata quindi quella di rivalutare questa parete in chiave invernale dove praticare le moderne tecniche di arrampicata su ghiaccio e misto.
La prima via che abbiamo aperto sulla parete percorre l'evidente canale che sale a sinistra della parete: ne è uscita una via molto interessante senza essere estrema, con due tiri di misto molto divertenti e non banali, mentre nella parte alta il canale diventa più facile ma sempre con una certa pendenza su neve e qualche saltino di roccia che richiedono sempre una certa attenzione. Questa via abbiamo deciso di dedicarla al nostro caro amico Federico Daricou tragicamente mancato sul Gran Combin quest'anno e al suo cliente caduto insieme a lui in questo tragico incidente. Ciao Fede, ci manchi e sei sempre nei nostri pensieri!
La seconda via invece parte in un evidente camino che solca la parete nella sua parte centrale, per poi piegare a destra nella parte alta dove le difficoltà si fanno via via più impegnative e la scalata decisamente più delicata. Questa via abbiamo deciso di chiamarla "Doppio Zero", un po' perché ci ricorda un'altra via che non abbiamo ancora terminato e che abbiamo iniziato con un'altro caro amico che è purtroppo anche lui scomparso da poco, quando la termineremo sveleremo i dettagli. 
Ecco qui sotto le relazioni delle vie e qualche foto, nella speranza di suscitare la curiosità e la voglia di qualche alpinista di venire a scoprire questo interessantissimo angolo della Valtournenche!

Doppio Zero

Goulotte Daricou-Morano

Goulotte Daricou-Morano
Attacco di Doppio Zero
Attacco della Goulotte Daricou-Morano
Sulla Goulotte Daricou-Morano 

Su Doppio Zero
Cima della Roisette, sullo sfondo Cervino e Grandes Murailles

martedì 14 febbraio 2017

LIVELLO INFERIORE E NUOVI ORIZZONTI - NUOVE VIE DI MISTO IN VALTOURNENCHE!!

Ci sono linee che aspettano solo di essere salite, forse talmente evidenti che a volte proprio per questo vengono un po’ ignorate. E’ forse il caso di queste due vie di ghiaccio e misto della bassa Valtournenche: una delle due domina addirittura in modo palese la centrale elettrica di Covalou, sulla strada che da Chatillon sale verso Breuil-Cervinia.
François però queste linee non le ha mai ignorate, anzi è da anni che le tiene d’occhio e che aspetta solo il momento buono per salirle. Le buone condizioni dettate dal periodo freddo che ha accompagnato la seconda parte del mese di gennaio offrono l’occasione perfetta per questa prima salita. Quando François me ne parla ci mette poco a convincermi a preparare il materiale e a partire per l’apertura!
Per l’apertura decidiamo di utilizzare viti da ghiaccio e protezioni veloci dove possibile, integrando con spit i tratti improteggibili e le soste.
Partiamo così il primo giorno per la linea più evidente. Arrivati alla base della colata decido di attaccare subito per il primo tiro che presenta un paio di “bolle” di ghiaccio ben verticale da collegare con un traverso dapprima con movimenti delicati su ghiaccio tecnico e poi con un paio di passi di misto molto fisici (ben protetti da due spit) per poi uscire sulle frange superiori attraverso un diedro da proteggere con viti corte e friend. Dopo più di un’ora di “lavoro” piazzo la sosta di questo bel tiro di soddisfazione e recupero François che mi raggiunge entusiasta per la bellezza della linea che stiamo percorrendo. Superiamo poi facilmente la sezione di ghiaccio soprastante per arrivare alla base dell’ultimo tiro sovrastato da enormi frange appese e piazziamo la sosta in una comoda nicchia ben al riparo da tutto quello che c’è sopra le nostre teste! Per il tiro successivo parte François: si parte per una invitante rampa ascendente verso sinistra all’apparenza innocua ma che alla fine si rivela ben tecnica (protetta da François con due spit) che porta a una breve sezione di ghiaccio sottile (ben proteggibile con viti medio/corte) per poi arrivare ad un breve traverso finale moto fisico con agganci non facili e appoggi per i piedi aleatori (unica sezione dove François piazza qualche spit un po’ ravvicinato per poter provare la libera in tutta sicurezza). Superato quest’ultimo tratto difficile François mi recupera su una comoda pianta in cima alla colata e con un paio di doppie siamo di nuovo alla base e pronti per festeggiare l’apertura di quella che verrà battezzata “LIVELLO INFERIORE”.

Il giorno dopo decidiamo di tornare per completare l’opera e aprire anche l’altra linea: oggi si unisce a noi anche il collega Jules Pession, che ci dà una bella dose di motivazione e carica! Questa volta è François a partire sul primo tiro: primo tratto di misto su roccia e ghiaccio finissimo protetto con friends e pochi spit per raggiungere una sezione di ghiaccio consistente (proteggibile con viti medio/corte) e per poi finire con un’uscita che presenta un ristabilimento molto tecnico su ghiaccio anche qui molto fine (protetto da 1 spit). Ne esce un tiro davvero bello e quando io e Jules raggiungiamo François in sosta siamo tutti euforici. Ora non ci resta che percorrere la sezione di ghiaccio soprastante che nonostante le apparenze si rivela comunque a tratti ben verticale e delicata: qui ci alterniamo al comando io e Jules e dopo aver lottato con qualche crosta poco accondiscendente riusciamo a piazzare gli spit dell’ultima sosta appena prima dell’arrivo delle tenebre. Discesa in doppia alla luce delle frontali e birre d’obbligo per festeggiare questa volta l’apertura di “NUOVI ORIZZONTI”!

Al cospetto di "Livello Inferiore"

Su "Livello Inferiore"

Ultimo tiro di "Livello Inferiore"

Ultimo tiro di "Livello Inferiore" con Cervino sullo sfondo

Bel ghiaccio verticale su "Livello Inferiore (Foto: F. Cazzanelli)

Primo tiro di "Livello Infeirore" (Foto F. Cazzanelli)

Primo tiro di "Nuovi Orizzonti" (Foto J. Pession)

Ultimo tiro di "Nuovi Orizzonti" (Foto F. Cazzanelli)

Schizzo di "Livello Inferiore"

Schizzo di "Nuovi Orizzonti"

SCHEDA :


LIVELLO INFERIORE (100m - WI4, M?, R)  + NUOVI ORIZZONTI (80m - WI4+, M7, R)


Quota: 950m

Accesso Generale: Autostrada A5 Torino-Aosta, uscita Chatillon-Saint Vincent, prendere la SR46 che risale la Valtournenche in direzione Cervinia. Arrivati alla frazione Covalou prendere la stradina che porta all’abitato di Chessin e parcheggiare poco dopo in corrispondenza di una malga. LIVELLO INFERIORE è già ben visibile dalla SR 46 (sulla sinistra salendo in direzione Cervinia)

Accesso: incamminarsi lungo la vecchia strada/mulattiera che passa dietro la malga in direzione delle cascate. Quando la strada incrocia il vallone che scende dalle cascate risalire quest’ultimo fino all’attacco (circa 40 minuti). Le due linee sono a poco distanti l’una dall’altra: LIVELLO INFERIORE è l’evidente linea che si vede già dalla strada, mentre NUOVI ORIZZONTI si ritrova salendo sulla destra, un po’ più nascosta e la si raggiunge percorrendo una ripida rampa che sale a destra poco prima di arrivare l’attacco di LIVELLO INFERIORE

Discesa: In doppia (corde da 60mt) – tutte le soste sono attrezzate a spit tranne l’ultima sosta di LIVELLO INFERIORE che è su albero.

Materiale: per entrambe le linee oltre alla normale attrezzatura da cascata sono necessarie un paio di viti corte, qualche friend medio (da #0,4 a #1 BD) e qualche fettuccia per gestire gli attriti (soprattutto sul primo tiro di LIVELLO INFERIORE)

martedì 22 marzo 2016

SCOTCH ON THE ROCKS - MONT BLANC DE TACUL

Approfittando delle buone condizioni che si presentano in questo momento sulla parete est del Mont Blanc du Tacul, con Lorenz e William decidiamo di andare a visitare la ormai celebre Scotch on The Rocks. 
Questa bella linea è stata aperta da Stevie Haston e consorte negli anni '80; presenta un'arrampicata di tipico misto moderno, dove il ghiaccio è poco e l'uso sapiente e preciso di picozze e ramponi sulla roccia diventa fondamentale. Inutile dire che a parte sulle soste, in via ci saranno in totale 2-3 chiodi, quindi l'uso delle protezioni veloci è altrettanto importante.
Partiamo all'alba da Milano per prendere la prima funivia a Coumayeur e arriviamo all'attacco della via che ormai sono le 11 di mattina. La classica Gabarrou-Albinoni è intasata di gente e sulla nostra linea si sono già ingaggiate un paio di cordate. Noi ci accodiamo sperando che quelli sopra di noi siano veloci. Fortunatamente entrambe le cordate si calano dopo il terzo tiro, e ci ritroviamo soli sulla nostra via!
Ci alterniamo da capocordata e a me toccano il quarto e il quinto. Il quarto tiro è il tiro chiave di M7: lo salgo onsight godendomi questi bellissimi passaggi tecnici su ghiaccio fine e fessurine di granito. Usciti dal tiro "duro" pensiamo che il resto sia una passeggiata (cosa che pensano anche molte cordate che "ripetono" la via, visto che la maggior parte si cala da questo punto), ma decidiamo di continuare lo stesso e di goderci tutta la via. Invece scopriamo che i tiri finali sono tutt'altro che passeggiata: tutto è sempre molto tecnico e delicato, il ghiaccio si fa molto scarso e dobbiamo sempre  scalare con grande attenzione e concentrazione!! Lorenz mi dà il cambio da capocordata e si trova il suo bel daffare per uscire dalla via. Arriviamo in cima che ormai è pomeriggio inoltrato: giusto il tempo di fare le doppie con la luce!!
Calzati di nuovo gli sci ci godiamo una discesa della Vallée Blanche al chiaro di luna e arriviamo a Chamonix a sera inoltrata....giusto il tempo di mangiare un boccone e spararci il viaggio di rientro visto che il giorno dopo lavoriamo tutti, ma questa è un'altra storia!! 

Avvicinamento

William sul terzo tiro

La giornata è atomica!!

La partenza del tiro chiave...non proprio invitante!
Lorenz in uscita dal tiro chiave

Ogni tanto troviamo anche un po' di ghiaccio!!

Lorenz sugli ultimi tiri sempre ben impegnativi!

William in uscita dall'ultimo tiro
Ultime luci prima di cominciare la discesa in doppia
Tracciato della via - SCOTCH ON THE ROCKS  (350mt, ED, IV, M7)

martedì 27 ottobre 2015

COLTON-BROOKS, LES DROITES NORTH FACE

Con William avevamo programmato un periodo per fare qualcosa di "alpinistico" insieme in preparazione di un viaggio imminente e la fortuna ci assiste proponendoci 4 giorni consecutivi di tempo stabile. L'unico grande interrogativo restavano le condizioni della montagna, di cui avevamo davvero poche informazioni al di fuori dell'area del Tacul. Decidiamo di fare qualcosa di "allenante" e di salire al rifugio dell'Argentiere (con la funivia chiusa sono 4 allegre orette di marcia) e di vedere se il bacino intorno al rifugio offre qualche linea in buone condizioni. Con grande sorpresa salendo constatiamo che a prima vista le condizioni non sono niente male e che diverse linee sono probabilmente in condizioni accettabili.
Arrivati al rifugio al calar del sole ci godiamo una bella serata nel nuovo super confortevole locale invernale con tanto di stufa a legna funzionante che ci riscalda le ossa! Per il giorno dopo decidiamo di fare un tentativo sulla via Colton-Brooks sulla nord dei Droites: entrambi abbiamo già fatto la Ginat su questa parete e questa è l'occasione per fare qualcosa di nuovo insieme.
Partiamo alle 3.30 dal rifugio e in breve ci troviamo alla terminale che riusciamo a passare nonostante sia ancora un po' "aperta". Saliamo veloci i primi pendii di neve non bellissima: una crosta inconsistente al di sotto della quale il ghiaccio è totalmente assente. Continuiamo a salire nonostante sia impossibile proteggere la progressione, nella speranza che le condizioni migliorino nella parte alta della via. La nostra fiducia viene premiata quando arriviamo nella seconda parte della parete quando ci spostiamo a destra per affrontare la parte più tecnica della via, qui il giaccio si è ben formato e anche se non è spessissimo ci consente di progredire in scioltezza. Anche qui continuiamo salendo spesso in simultanea e per le 14 siamo già sulla cima ovest dei Droites!! Qualche foto di rito e poi via con la lunga serie di doppie che ci depositerà sul ghiacciaio di Talefre per poi raggiungere il rifugio del Couvercle dove dei simpatici francesi ci offrono un po' di pasta da loro avanzata che ci allieta la serata prima di sprofondare in un sonno profondo. L'indomani poi terminiamo l'infinita discesa raggiungendo il treno dei Montenvers e poi Chamonix. Davvero una bella sorpresa ci ha riservato l'Argentiere e l'intesa con Wlliam lascia ben sperare per i nostri "projects" futuri!

Il Bacino dell'Argentiere
Il sottoscritto scruta l'orizzonte dal rifugio (Foto: W.V.M.)
Attraversando verso la parte alta della via (Foto W.V.M.)
Quasi finiti i pendii di neve "crostosa" (Foto W.V.M.)
Al cospetto dell "head wall" (Foto W.V.M.)
Primo traverso sulla parte alta della via (Foto W.V.M.)
Finalmente su una bella goulotte! (Foto W.V.M.)
Facce da nord! (Foto W.V.M.)
William sale veloce verso la "head wall"
Condizioni finalmente buone!!

C'mon!
Panorama dalla vetta!
Ultime luci sul Monte Bianco scendendo verso il rifugio del Couvercle
La nostra linea sull'imponente parete nord dei Droites

giovedì 16 luglio 2015

CERVINO: CRESTA FURGGEN, VIA DIRETTA PER GLI "STRAPIOMBI"

Con Rudi avevamo in programma una salita di "acclimatamento" in vista di obbiettivi più bellicosi, però si sa, a volte l'acclimatamento può facilmente trasformasi in qualcosa di più! All'inizio infatti l'idea era di fare qualcosa in quota sul Monte Rosa: si pensava alla nord dei Lyskamm o alla Young sul Breithorn, però il forte caldo dell'ultimo periodo e lo zero termico "stellare" mi facevano "leggermente" dubitare della qualità della neve e, al di là dei pericoli oggettivi che con queste temperatura sono sempre più accentuati, la logica era ovviamente quella di orientarsi a qualcosa di meno "nevoso" e di un po' più "roccioso". E così, guardando il Cervino mi balza subito in mente l'idea della cresta Furggen. Questa cresta, se superata per i famigerati "strapiombi" rappresenta senz'altro la più impegnativa delle 4 del Cervino ed è una salita di alto impegno: quindi più che ad un acclimatamento la cosa si trasforma in una sorta di "test" per la nostra cordata....Dopo averci pensato un po' decido che va bene così e propongo la salita a Rudi il quale accetta di buon grado.

Ci troviamo così a salire al bivacco Bossi in un caldo venerdì pomeriggio di luglio, al cospetto della piramide più famosa al mondo. Cominciamo a preparaci il thè e vediamo due pazzi scatenati che salgono verso di noi passando sotto la parete sud del Cervino bersagliati dalle scariche di sassi: pensiamo subito che è gente che crede molto nel destino! Arrivati al bivacco i due si rivelano dei francesi della zona Chamonix-Annency che non si sa per quale ragione avevano toppato l'itinerario di salita al bivacco e avevano deciso per questa variante avventurosa! Parlando con loro scopro che hanno un progetto più che ambizioso: concatenare le 4 creste del Cervino in giornata (e cioè: su dalla Furggen, poi giù dall'Hornli, su di nuovo dalla Zmutt e infine giù da quella del Leone con rientro a Cervinia per la sera successiva)! Subito io gli dico: "Volete fare un po' come Barmasse eh??", e loro: " sì ma lui l'ha fatto da solo e in inverno, per noi sarà molto più semplice..." apperò penso tra me e me, che livello! Stando così le cose decido di lasciarli partire per primi tanto se devono fare una cosa del genere significa che saranno in punta quando noi saremo ancora a metà cresta!

Rudi al bivacco Bossi al colle del Breuil

Andiamo a letto presto ma il sonno tarda a venire, complice forse anche il russare dei francesi, i quali prontamente si svegliano ben prima delle due per partire per la loro impresa. Noi li lasciamo andare tentando di sonnecchiare ancora un po' nonostante il loro trambusto. Alle 3 usciamo anche noi dal bivacco alla volta della cresta e con sorpresa noto che le frontali dei francesi sono ancora all'attacco e girano in modo abbastanza random: arriviamo anche noi all'attacco al colle del Breuil e non appena individuato il punto migliore per cominciare la  salita, subito i Francesi cominciano a seguirci. Superato il primo tiro per arrivare in cresta, il terreno si fa più facile e noi partiamo in conserva: i francesi restano sempre dietro, alla fine non sembrano così veloci! Noi saliamo veloci fino alla prima spalla a 3.800mt e proseguiamo verso la "testa" del Cervino che si illumina con le prime luci dell'alba. 

Vista sul Monte Rosa all'alba

La parte superiore, per accedere alla spalla di Furggen si fa un po' più complicata, con passaggi delicati su neve, rocce bagnate o verglas e in più è la parte della salita più esposta alla caduta di pietre dall'alto. Fortunatamente riusciamo a superare velocemente anche questa sezione e per le 8  siamo entrambi allongiati alla sosta a spit nuova fiammante della spalla di Furggen. Dei francesi intanto più nessuna traccia: li vedo poco dopo tagliare sulla cengia Mummery verso la cresta dell'Hornli con la coda fra le gambe. 

Terreno delicato salendo verso la spalla di Furggen!!

Quasi alla spalla!

Sosta comoda con vista superlativa sul Monte Rosa prima di attaccare le vere difficoltà
Noi intanto attacchiamo gli "strapiombi": primi due tiri facili poi due vecchi chiodi nel muro verticale mi portano fuori strada su terreno veramente improponibile (verticale e con le prese che si sbriciolano letteralmente fra le mani....), faccio allora dietro-front e attraverso a destra ritrovando la giusta via. Saliamo poi un lunga fessura-camino davvero delicata, seguita poi da un altro traverso delicato a sinistra per aggirare l'ultimo strapiombo e finalmente usciamo sulla parte alta della cresta dove la roccia si fa più solida e soprattutto più facile: in breve siamo in vista della cima e per mezzogiorno stiamo scattando le foto di rito sulla vetta del cervino! La discesa come al solito sarà lunga e faticosa ma per cena siamo a casa mia a Valtournenche davanti a una buona bottiglia di vino!

Il traverso prima della fessura-camino delicata

Verticalità: ecco perchè li chiamano gli "strapiombi"!!

Rudi in uscita dalla fessura-camino delicata


Vista d'insieme della cresta da noi percorsa

Rudi sull'ultimo traverso delicato

Finalmente su terreno più facile!

Cumbre!!

Foto di vetta (Svizzera)

Foto di vetta (Italia)


RELAZIONE CRESTA FURGGEN CERVINO - VIA DIRETTA PER GLI “STRAPIOMBI” (ripetizione 11 Luglio 2015)

Dal bivacco Bossi raggiungere il colle del Breuil e attaccare la cresta in corrispondenza di un profondo ed evidente camino obliquo (30mt, III). Noi abbiamo trovato il camino molto bagnato e abbiamo attaccato direttamente su placche alla destra (faccia a monte) del camino per poi raggiungere la cresta vera e propria all’uscita del camino stesso (placche con passaggi di IV, IV sup in aderenza).

Nella foto l’attacco della cresta: la freccia rossa indica le placche su cui abbiamo attaccato
 La prima parte della cresta è facile e si sale per circa 300mt senza percorso obbligato procedendo in conserva: facendo attenzione a non inoltrarsi troppo nella parete est si perviene ad una prima spalla a quota circa 3.800mt. Da questa prima spalla ci si innalza ancora per rocce facili obliquando verso destra fino ad arrivare ad una specie di canale che scende da un colatoio sottostante un grande nevaio (circa 3 ore dal bivacco Bossi fin qui). Questo punto è pericoloso per la caduta sassi provenienti dal nevaio e dal colatoio ed è quindi consigliabile arrivarci presto al mattino (siamo esposti ad est e quindi la parete prende sole fin dalle prime luci). Noi siamo saliti dapprima a sinistra (faccia a monte) del grande nevaio restando vicino al filo di cresta per poi attraversare a destra (sempre faccia a monte) per aggirare una zona di placche al di sotto della spalla di Furggen (tratto esposto a caduta sassi). A destra (sempre faccia a monte) di queste placche siamo saliti lungo una specie di dorsale (passaggi su roccia e neve/verglas delicati ma non difficili), per poi fare un lungo traverso verso sinistra (faccia a monte), proprio al di sotto della testa del Cervino, che ci ha permesso di raggiungere la spalla di Furggen a quota 4.200mt circa (la spalla non è comodissima ma una sosta a spit messa di recente permette di riposare e tirare il fiato).

Nella foto evidenziato il percorso per superare la parte finale della cresta e raggiungere la spalla di Furggen

Da qui inizia la parte tecnicamente più difficile della salita, i cosiddetti “strapiombi”. La descrizione dei tiri che permettono di superare questa parte è la seguente (vedere anche schizzo):
L1: Dalla spalla di Furggen risalire verso destra il facile canale friabile (III, 40mt) fino al suo termine dove si sosta su una cengia)
L2: Salire su ricce a placche dritti sopra la sosta per 10mt. Qui si trova una sosta su vecchi chiodi che può essere rinviata: non fermarsi però a questa sosta ma continuare a traversare verso destra aggirando un muro verticale nel quale si intravvedono due vecchi chiodi: assolutamente non salire a questi chiodi ma continuare a traversare verso destra passando sul limite superiore di un nevaio dove si trova uno spit e un chiodo; non fermarsi qui ma continuare salendo in diagonale verso destra su placche appoggiato fino a pervenire alla sosta (spit + chiodo).
L3: Dalla sosta precedente traversare a sinistra fino ad uno spit e da lì salire verticalmente lungo la fessura-camino di roccia rotta (40mt – V+) lungo la quale si trovano altri due spit e qualche chiodo. Sostare in cima a questa fessura-camino su un terrazzino sulla sinistra (spit + chiodo) – tiro impegnativo e delicato a causa della cattiva qualità della roccia
L4: Dalla sosta precedente superare uno strapiombo con buone lame salendo sulla destra ed entrando in un vago camino che conduce ad una cengia. Da questa cengia continuare verticalmente su una placca fino a raggiungere la sosta proprio sotto il grande strapiombo (2 chiodi)
L5: Dalla sosta precedente attraversare orizzontalmente a sinistra su roccia delicata ma non difficile (assicurarsi ad un buono spuntone all’inizio del traverso) fino a pervenire ad uno spit dove noi abbiamo fatto sosta per evitare troppi attriti (tiro breve, sosta su spit+friend)
L6: Salire verticalmente superando lo strapiombo ben appigliato e l vago camino (V sup) fino ad una buona cengia (sosta su friend).

Da questo punto la cresta diventa più facile e la roccia decisamente migliore: con 3-4 tiri facili seguendo il filo dello spigolo si perviene ad una corda fissa che conduce direttamente sulla cima svizzera.

Discesa per la via normale italiana (cresta del Leone).

Materiale utilizzato: una corda singola da 50mt, una serie di friends fino al n° 2 BD, qualche dado, 5-6 rinvii, fettucce/cordini vari, piccozza e ramponi.

SCHIZZO DELLA SEZIONE DEGLI STRAPIOMBI (Tutti i diritti riservati al sottoscritto ;-)!)