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martedì 4 febbraio 2020

NUOVE VIA SULLA ROISETTE

In questo periodo di preparazione per il nostro grosso progetto invernale, in attesa che le condizioni sul Cervino e Grandes Murailles divengano ottimali per il nostro tentativo, io e François ci siamo divertiti a esplorare una montagna "di casa": la punta Roisette.
La Roisette è una bella piramide situata proprio sopra casa mia e la conca di Cheneil. Si tratta di una montagna che come guide saliamo spesso dal versante sud dove i dolci pendii si prestano a delle belle gite scialpinistiche. La parete ovest invece rappresenta una bastionata verticale di roccia in generale poco solida che però nella stagione più fredda viene resa più compatta dalla presenza di neve e ghiaccio e diventa un buon terreno per allenarsi sul misto. Su questa parete nella storia erano stati tracciati itinerari estivi di roccia che però negli anni erano stati abbandonati a causa della friabilità della parete e di conseguenza della sua pericolosità nella stagione estiva. La nostra idea è stata quindi quella di rivalutare questa parete in chiave invernale dove praticare le moderne tecniche di arrampicata su ghiaccio e misto.
La prima via che abbiamo aperto sulla parete percorre l'evidente canale che sale a sinistra della parete: ne è uscita una via molto interessante senza essere estrema, con due tiri di misto molto divertenti e non banali, mentre nella parte alta il canale diventa più facile ma sempre con una certa pendenza su neve e qualche saltino di roccia che richiedono sempre una certa attenzione. Questa via abbiamo deciso di dedicarla al nostro caro amico Federico Daricou tragicamente mancato sul Gran Combin quest'anno e al suo cliente caduto insieme a lui in questo tragico incidente. Ciao Fede, ci manchi e sei sempre nei nostri pensieri!
La seconda via invece parte in un evidente camino che solca la parete nella sua parte centrale, per poi piegare a destra nella parte alta dove le difficoltà si fanno via via più impegnative e la scalata decisamente più delicata. Questa via abbiamo deciso di chiamarla "Doppio Zero", un po' perché ci ricorda un'altra via che non abbiamo ancora terminato e che abbiamo iniziato con un'altro caro amico che è purtroppo anche lui scomparso da poco, quando la termineremo sveleremo i dettagli. 
Ecco qui sotto le relazioni delle vie e qualche foto, nella speranza di suscitare la curiosità e la voglia di qualche alpinista di venire a scoprire questo interessantissimo angolo della Valtournenche!

Doppio Zero

Goulotte Daricou-Morano

Goulotte Daricou-Morano
Attacco di Doppio Zero
Attacco della Goulotte Daricou-Morano
Sulla Goulotte Daricou-Morano 

Su Doppio Zero
Cima della Roisette, sullo sfondo Cervino e Grandes Murailles

sabato 11 maggio 2019

2019 Denali-Alaska Expedition

Membri della spedizione: Francesco Ratti, François Cazzanelli, Roger Bovard, Stefano Stradelli.

Durata: Dal 12 maggio al 14 giugno 2019

Il principale obiettivo: Il Denali con i suoi 6190 mt. è la vetta più alta del Nord America e degli Stati Uniti. Per la sua posizione geografica nel cuore dell’Alaska e prossima al Circolo Polare Artico è una delle montagne più fredde del pianeta, se non la più fredda. Il clima in Alaska può essere davvero “feroce” e le temperature sono comparabili a quelle di un 8000 himalayano. Un’altra particolarità, dovuta a una pressione barometrica assai ridotta a causa della vicinanza al Polo, è quella di presentare una rarefazione dell’aria pari ad una montagna 1000 metri più alta. La quota e l’acclimatamento rappresentano quindi difficoltà oggettive non trascurabili su questa montagna. Inoltre chiunque pianifichi di provare a raggiungerne la vetta, deve prepararsi come se andasse ad affrontare uno degli 8000 Himalayani con la differenza che in Alaska non ci sono i portatori! Quindi bisogna essere in tutto e per tutto autonomi e sobbarcarsi il lavoro del trasporto materiali, montaggio e smontaggio dei campi etc., insomma un Alpinismo con la A maiuscola. Altra caratteristica è il grande dislivello tra campo base e cima: dalla pista di atterraggio sul ghiacciaio del Kahiltna alla cima del Denali ci sono 3.900mt di dislivello. Per fare un paragone, tra il campo base dell’Everest e la cima il dislivello è di 3.300mt. Per tutte queste ragioni il Denali rappresenta una grande sfida per qualsiasi alpinista che voglia conquistarne la cima. 

La Storia: Il South Peak del Denali (più alto di 250 metri della vetta nord) è stato raggiunto nel 1913 dalla spedizione guidata da Hudson Stuck, con Harper, Karstens e Tatum, dopo cinquanta giorni di fatiche. Ma nel 1906 è il ben più noto Frederick Cook ad annunciare d'essere arrivato in cima. Medico ed esploratore di fama, sarà sbugiardato qualche anno più tardi: le fotografie che lui dice di aver scattato in vetta sono in realtà state prese in luoghi ben più lontani. L'uomo del Denali è Bradford Washburn, morto nel 2007 a quasi cent'anni. Alpinista, fotografo, cartografo, geologo, geografo, pilota d'aerei, è quello che più di chiunque altro ha esplorato e conosciuto ogni valle della grande montagna. Nel 1947 sua moglie Barbara è la prima donna ad averla salita e le sue immagini e le mappe sono ancor oggi le più utilizzate e affidabili per chi si avventuri lassù. Ma è un italiano, Riccardo Cassin, a firmare la prima impresa alpinisticamente importante, quando nel 1961 punta allo sperone sud, lunghissimo, con grandi difficoltà su ghiaccio e roccia. Secondo Roger Mear, su "World Mountaineering", "la via Cassin è riconosciuta internazionalmente come una delle più grandiose imprese alpinistiche di tutti i tempi. Sebbene vi siano vie più dirette e difficili sulle imponenti pareti di granito a destra della cresta, nessuna vanta l'eleganza classica di questo gigantesco sperone che sale dritto fino in vetta". Cassin portò in vetta tutti i suoi compagni - e già quella fu di per sé un'impresa - Jack Canali, Gigi Alippi, Romano Perego, Luigi Airoldi e Annibale Zucchi. E lui stesso, che allora aveva 52 anni. La salita fece una tale impressione che a Cassin arrivò un telegramma di congratulazioni del presidente Kennedy.

La nostra strategia: La nostra spedizione vuole essere prima di tutto flessibile e veloce. Compatibilmente con meteo e condizioni ci acclimateremo sulla via normale del Denali stesso ma anche sulle montagne limitrofe. Il monte Foraker (5.304mt) e il monte Hunter (4.442mt) sono nelle vicinanze del Denali e entrambi rappresentano delle valide alternative sia in fase di acclimatamento che per realizzare delle salite tecnicamente molto interessanti. Una volta pronti e acclimatati cercheremo di sfruttare al meglio le finestre di bel tempo per ripetere in stile alpino e nel modo più leggero e veloce possibile una delle vie che conducono alla vetta di questa stupenda ed enorme montagna. Abbiamo l’intenzione di percorrere una via tecnica ed impegnativa ma sceglieremo l’itinerario solo in base alle condizioni che si presenteranno al momento dell’ascensione. Non nascondiamo che la via aperta da Cassin è un nostro grane sogno.

Vie sulla parete Sud del Denali. La Cassin è la numero 5

Monte Foraker, Alaska
Monte Hunter, Alaska

venerdì 14 settembre 2018

NUOVA VIA SUL CERVINO: DIRETTA ALLO SCUDO

Durante l'estate 2018 ho avuto l'onore e il piacere di partecipare all'apertura di una nuova via d'arrampicata sulla mitica parete sud del Cervino. Si tratta di un progetto iniziato da François Cazzanelli insieme a vari altri compagni negli anni passati che però non aveva ancora visto il termine a causa delle impegnative difficoltà incontrate. Quest'anno condizioni e motivazione ci hanno aiutato a portare a termine il progetto. Sono quindi molto felice e orgoglioso di aver lasciato un segno su questa mitica parete.

Ecco qui di seguito, direttamente dalle parole di François, la storia della via:

" Aprire una via nuova sul Cervino è sempre stato uno dei miei più grandi sogni.
Lo sognavo da quando ero bambino, volevo mettere la mia firma sulla montagna di casa mia, volevo lasciare un segno sul Cervino ma un segno profondo che avrebbe lasciato anche dentro di me qualcosa di indelebile. Ci sono voluti per portarla a termine 6 anni, in un certo senso si può dire che la mia esperienza alpinistica sia un po' maturata di pari passo con i progressi sulla via. Aprire questa via è stata una grande avventura, la si può definire quasi un epopea, che adesso a cose finite vale veramente la pena raccontare.
Un giorno parlando com mio papà gli chiesi :” Perché manca una via diretta che sale lo Scudo del Pic Tyndall? Secondo me tra la Casarotto - Grassi e la via “Innocenzo Menbreaz” c’è ancora spazio per qualcosa di bello ed elegante”. Lo Scudo del Pic Tyndall è quell’enorme parete compresa tra la “Cresta De Amicis” e la via “Casarotto Grassi”. Lui mi rispose “ Perché è difficile ci avevo pensato anche io, ho osservato a lungo la parete ma alla fine ho valutato che per me e i miei compagni era una cosa troppo difficile” Queste parole mi suonarono quasi di sfida, era il 2012 e io stavo terminando il corso da aspirante guida, ero in piena forma e non vedevo l’ora di mettermi in gioco. Avevo già ripetuto diverse vie sulla parete sud del Cervino, ( “Casarotto - Grassi”, “Diretta alla Parete Sud”e lo “ Spigolo dei Fiori”) la conoscevo discretamente e avevo voglia di mettermi alla prova.
Nel parlai a Roberto Ferraris, Guida alpina, soccorritore del SAGF di Cervinia e mio compagno di cordata in tante avventure, non fu difficile convincerlo qualche parole ed eravamo già con la testa sulla montagna.
Ovviamente pensammo subito in grande, una via nuova sul Cervino come si apre?
Beh come minimo in inverno e totalmente trad. Diciamo che negli anni dovemmo cambiare radicalmente la nostra idea.
Il 24 febbraio 2012 la meteo era dalla nostra e decidemmo di provare, nei giorni prima avevo già portato su un po’ di materiale così da toglierci un po’ di di peso dallo zaino.
Alle 5 partiamo con gli sci dalla seggiovia del Pancheron (fin li i gatti delle nevi che iniziavano il turno di battitura ci diedero un passaggio) e in 3 ore eravamo pronti a scalare. Per arrivare alla base della parete utilizzavamo il canalone di accesso della “Cresta Deffeyes” e della “Casarotto - Grassi”. Il nostro avvicinamento, dalla base della parete sud fino all’attacco della via, è lungo circa 500 mt e con buone condizioni di neve è molto veloce e pratico. Arrivati a base parete fummo subito stupiti e incantati da cosa vedevamo, roccia bella e davanti a noi una linea logica da aprire.
Quel giorno aprimmo ben 5 tiri (totalmente trad) con difficoltà fino all 6b e ridiscendemmo a base parete in doppia, eravamo esaltatimisi e non vedevamo l’ora di riattaccare. Non fu facile costruire sempre delle soste a prova di bomba ma in qualche modo ce la siamo cavata.
Nei giorni seguenti scoprimmo che c’era stato già un tentativo da parte di Massimo Farina e Hervé Barmasse. Nel tentativo dopo, all’altezza della sosta del nostro secondo tiro, una quindicina di metri più sinistra, trovammo una sosta a spit e qualche metro più su un’altro spit con un maillon piazzati dalla cordata Farina - Barmasse.
Di fatto i due tentativi seguono linee diverse anche se relativamente vicine.
Il 3 marzo 2012 io e Roby siamo nuovamente pronti a partire, solito cliché avvicinamento con i gatti, pelli e canale. Alle 10 arriviamo al culmine dei tiri aperti l’ultima volta eravamo abbondantemente in anticipo e motivati ad uscire. La fortuna però non ci aiutò, subito davanti a me un tiro compatto e poco proteggibile (al momento valutato 6c poi ridimensionato a 6b+) mi porta in una zona compattissima dove è complicatissimo far sosta. Recupero Roby e capimmo subito che da li senza spit era difficile progredire e anche trovare un posto per fare un buon ancoraggio non era facile. Riuscimmo a fare un ancoraggio molto precario per poter scendere con tre chiodi dietro ad un blocco marcio, e iniziammo la ritirata. Arrivati all’ultima doppia nel canale sotto di noi si staccò un enorme valanga che lasciò un taglio molto alto nel manto nevoso. Quel giorno era molto caldo e la neve in poche ore era diventata marcissima. Per sicurezza aspettammo li che il sole calasse per ridiscendere in sicurezza il canale. Passammo un paio di ore a prendere il sole su una piccola terrazza nel mezzo della sud Cervino, un posto comodo e pratico per rifarsi la tintarella in vista della primavera.
Quell’anno decidemmo di abbandonare il progetto le condizioni non furono mai ottimali e decidemmo di aspettare un momento migliore.
Roby l’anno seguente ebbe un grave incidente sciando, quindi il progetto della nostra via rimase fermo per 3 anni.
Il 20 giugno 2015 io Roby tornammo alla carica, era il nostro 3 tentativo!
Decidemmo di cambiare tattica dopo aver binocolo a lungo la parete decidemmo di passare dal trad ad uno stile più moderno, mettendo gli spot alle soste e dove non era possibile utilizzare delle protezioni veloci. Questo per spingere il più possibile l’arrampicata libera.
Partimmo di buon ora risalimmo le piste, ormai spoglie di neve,in jeep fino alla seggiovia Pancheron e poi su neve trasformata su per il canale fino all’attacco della via. Il tempo dopo un tiro si guastò costringendoci a scendere. Posizionammo due spit uno per sosta e in mezzo alla bufera ci ritirammo giù per il canale fino alla macchina.
Passo l’estate e le condizioni sembravano permetterci un nuovo tentativo.
Il 22 ottobre io, Emrik Favre e Marco Farina partimmo per il 4 tentativo su questa parete.
Decidemmo di adottare uno stile pesante e bivaccare sulla grossa cengia in cima al4 tiro. Nonostante fossimo molto pesanti, scalammo tutti i tiri aperti nei precedenti tentativi e piazzano le soste a spit. Arrivati al 6 tiro lasciammo li chiodi, spit e martello e ci calammo alla cengia per bivaccare. Li ci accorgemmo di avere fatto un errore da principianti, non avevamo preso l’accendino per accendere il fornello. Provammo di tutto, per far partire una scintilla ma niente ci tocco andare a letto senza cena e senza bere!! La mattina dopo eravamo distrutti e ci tocco ritirarci. Messo piede nel canale però ci accorgemmo che la “Cresta Deffeyes” scaricava parecchie pietre. Cercammo di scendere il più velocemente possibile diverse scariche ci passavano vicino, un sasso mi colpi la mano e persi la picca. Per pranzo eravamo di ritorno a Cervinia stanchi e molto incazzati.
Questa fu per il morale un brutto colpo per parecchio tempo non volevo più saperne di questa via.
Finalmente nell’estate 2018 mi sentii di nuovo pronto per chiudere i conti con questa via. Chiesi di accompagnarmi al mio caro amico Guida Alpina e compagno di tante avventure Francesco Ratti. Francesco è un alpinista fortissimo e un rocciatore eccezionale e subito fu entusiasta del progetto.
Il canale però era in pessime condizioni ed era chiaro che non potevamo utilizzarlo per l’avvicinamento. Qualche anno prima avevo ripetuto con un cliente la via “Innocenzo Menabreaz” che scala una piccola porzione dello scudo. Da li intuì che attraversando su una cengia verso destra forse sarei riuscito a raggiungere la mia via senza alcun pericolo.
Quindi il 5 agosto io, Francesco e Roby nuovamente carichi come muli partimmo per lo scudo. Percorremmo la prima parte della “Cresta de Amicis” fino all’attacco della Via “Innocenzo Menabreaz”, da li traversano ancora a destra per cengia fino ad una comoda terrazza. Da li intuimmo che con un tiro avremmo raggiunto la terrazza del 4 tiro dove avevo bivaccato nel 2015. Attacco Francesco e apri un tiro stupendo che ci porto alla cengia. Questo tiro l’abbiamo chiamato variante “Ratti” ed è valutato 6b+. Arrivammo alla sosta del 6 tiro in pochissimo tempo. Da li partii io davanti e riuscii ad aprire 6/7 mt poi ero morto il freddo e le alte difficoltà mi avevano distrutto. Francesco mi diede il cambio, era in gran forma, e con una grande performance apri altri 20 mt così riuscimmo a concludere il settimo tiro 7a.
Faceva freddo ed eravamo nella nebbia così decidemmo di scendere, ma ormai la strada verso l’alto era aperta.
Eravamo motivati e volevamo chiudere i conti con questa parete ma tra meteo e gite con i clienti non trovammo un giorno libero fino al 22 settembre. Roby inizio i lavori di casa e non poteva più essere della partita così a me e Francesco si uni Emrik.
Partimmo alle 3 di notte ormai l’avvicinamento era chiaro e logico e con le prime luci eravamo ai piedi della variante “Ratti”. Velocemente risalimmo fino in cima al settimo tiro e da li siamo nuovamente su treno vergine. Parte Francesco, è veramente in gran forma, e con un gran numero risolve un tiro molto impegnativo che risulterà il tiro più obbligato della via. Sopra di noi adesso c’è un tiro in strapiombo Francesco è incontenibile e riparte. Risolve lo strapiombo e ci dice che ha raggiunto un zona facile e continua. Dopo 50 mt ci urla che ha fatto sosta. Lo raggiungiamo, Francesco e stanco e mi chiedo il cambio, sembra che con un tiro usciamo.Parto sono le 16.30, un ora dopo siamo tutti sulla grande terrazza che taglia l’ultima parte dello scudo inizia a nevicare e tirare vento forte bisogna muoversi!! Attraversiamo la cengia e usciamo sulla cresta “De Amicis” la risaliamo fino alla “ Cravatta”, la attraversiamo e spuntiamo sulla “Cresta del Leone” il tutto in mezzo alla bufera. Iniziamo la discesa e alle 9 arriviamo alla “Capanna Carrel”, ci fermiamo un oretta beviamo un tè caldo mangiamo qualcosa e continuiamo alle 11 siamo alla nostra jeep parcheggiata al rifugio Duca Degli Abruzzi.     "

Schizzo di massima della via

Le altre vie della parete
Schizzo dettagliato

Topo



mercoledì 25 aprile 2018

ICE IS NICE - Col du Requin, Brèche Ouest

In questo inizio di stagione con temperature calde e condizioni particolarmente secche approfittiamo di una delle poche goulottes delle Alpi in condizioni per andare a grattare un po' di ghiaccio e misto con le nostre picche!
Siamo io, Teto e Emrik, partiamo con la prima benna da Courmayeur e scendiamo il più rapidamente possibile con gli sci fino al rifugio del Requin. Da lì mettiamo le pelli e saliamo in direzione della brèche ovest del Col du Requin. Arrivati all'attacco esitiamo un po' tra la Sorenson-Eastman e Ice is Nice ma alla fine optiamo per quest'ultima perchè la prima ci sembrava un po' troppo "magra". Scaliamo divertendoci fino alla fine delle difficoltà, ci caliamo senza arrivare alla brèche nella speranza di pendere l'ultimo trenino in discesa dai Montenvers verso Chamonix. Manco a dirlo arriviamo con 10  minuti di ritardo e siamo costretti a una lunga "ravanata" lungo il sentiero e pendii di neve nei boschi fino al paese, dove il provvidenziale Jerome ci darà un passaggio fino a Courmayeur. Super giornata in super compagnia!

In discesa verso la goulotte

 
Salendo verso l'attacco

Sui primi pedii
Traverso...
All right!!

Prime difficoltà
Teto è ottimista!

Ambiente!

Verso la brèche
Discesa infinita verso Chamonix

domenica 19 marzo 2017

CREVINO - CRESTA FURGGEN INVERNALE / MATTERHORN - FURGGEN RIDGE WINTER ASCENT

Con progetti bellicosi io e François decidiamo di attaccare la cresta Furggen del Cervino in questa fine d’inverno atipica. Partiamo da Plateau Rosà all’alba per una galoppata che ci porterà fino in cima al Cervino passando per l’integrale Cresta Furggen (strapiombi compresi). Per la descrizione della via rimando al mio articolo precedente. Le alte temperature e le conseguenti condizioni della neve poco favorevoli ci renderanno la vita non sempre facile rendendo la salita impegnativa e emozionante. Qui di seguito un bel video che riassume questa giornata epica su una montagna mitica: buona visione!


giovedì 15 settembre 2016

SPERONE WALKER - VIA CASSIN - GRANDES JORASSES NORTH FACE

Dopo la galoppata sull'integrale di Peuterey con François decidiamo di concederci un'altra bella salita approfittando di questa lunga estate dal bel tempo che sembra non finire mai. Questa volta puntiamo alla parete nord delle Grandes Jorasses dove lo sperone Walker è in buone condizione grazie al prolungato periodo di bel tempo con poche precipitazioni.
Arrivati la era al rifugio del Leschaux ceniamo con un folto gruppo di alpinisti che domani attaccheranno la parete con noi e scorgiamo lungo la stessa le frontali delle cordate che dovranno bivaccare per poter uscire in punta il giorno dopo: di sicuro non saremo soli!!
Il giorno dopo la sveglia suona molto presto (la mezzanotte è passata da poco) e dopo una veloce colazione ci avviamo verso la parete. Riusciamo a superare buona parte delle altre cordate partite dal rifugio e attacchiamo tra i primi. Rispetto all'integrale di Peuterey questa salita ci impegna molto di più tecnicamente: la progressione si fa quasi interamente a tiri e l'arrampicata non è mai banale e richiede sempre attenzione. Avanziamo comunque al meglio delle nostre capacità ma perdiamo comunque un po' di tempo a superare le varie cordate che hanno bivaccato in parete la notte precedente (molto lente) e troviamo un po' di verglas nella parte superiore della via che ci rallenta ulteriormente. Nonostante tutto usciamo sulla cima della punta Walker a metà pomeriggio, ben contenti di rivedere il sole dopo una salita che ci ha impegnato più di quanto pensassimo, sia per lunghezza che per difficoltà tecniche: tanto di cappello a Cassin e compagni che nel 1938 son stati degli autentici marziani ad aprire un'itinerario del genere su una parete del genere.
Per me è la terza volta in cima alle Grandes Jorasses ma la mia storia con questa montagna e questa parete in particolare va ben al di là di queste 3 salite e trovarmi lì in cima ha sempre un gusto molto particolare. Comunque senza perdere tempo dopo le foto di rito attacchiamo la discesa che sappiamo lunga e impegnativa: dopo circa 2600mt di dislivello negativo, per le nove e mezza di sera saremo al parcheggio di Planpincieux in val Ferret pronti a gustarci una bella birra fresca!

Traverso expo dopo la fessura Rebuffat

Il famoso diedro di 75mt



Arrampicata mai banale...

Les Dalles Noires

Ultimi tiri verso la cima e ultima cordata da superare...

Vista sull'Auguille du Midi

Cumbre!!



venerdì 2 settembre 2016

CRESTA INTEGRALE DI PEUTEREY (PEUTEREY INTEGRAL RIDGE)

Erano anni che volevo fare la famosa cresta integrale di Peuterey al Monte Bianco ma non avevo mai trovato l'occasione giusta nè il socio che avesse voglia di farsi questa sfacchinata in stile leggero come sarebbe piaciuto a me....Il tutto si materializza invece quando a fine agosto ne parliamo con François mentre facciamo due tiri in falesia per sgranchirci un po': anche a lui piacerebbe percorrere questo itinerario in stile veloce, quindi detto fatto non ci resta che attendere la prima finestra di bel tempo che non tarda molto ad arrivare....
L'integrale di Peuterey, per chi non lo sapesse, è una cresta molto lunga, che dal fondo della Val Veny conduce in cima al monte Bianco percorrendo circa 4.500mt di dislivello positivo passando per la cresta sud dell'Aiguille Noire de Pauterey, scendendo poi fino al bivacco Craveri e poi di nuovo su fino alla cima dell'Aiguille Blanche de Peuterey, discesa fino al colle di Peuterey e infine in cima al Monte Bianco.
Noi decidiamo di partire il primo giorno presto direttamente dal fondo della Val Veny con l'obiettivo ambizioso di arrivare al bivacco Craveri in giornata. Partiamo con la frontale dal parcheggio e nel giro di poco più di un'ora arriviamo al rifugio Borelli. Qui facciamo colazione a base di caffè e incontriamo un paio di inglesi che vogliono percorrere il nostro stesso itinerario. Supereremo gli inglesi all'attacco della cresta e li rivedremo solo al parcheggio un paio di giorni dopo: loro arriveranno solo in cima alla Noire e poi scenderanno dopo un freddo bivacco. Noi invece attacchiamo la cresta sud della Noire belli decisi e la percorriamo in gran parte in conserva facendo tiri solo nei tratti più impegnativi (la difficoltà massima qui è sul 5c/6a ma dato che abbiamo deciso di lasciare a casa le scarpette per essere più leggeri, l'arrampicata con gli scarponi su queste difficoltà si rivela comunque non banale). La crest è come previsto lunghissima: punta Gamba-Bifida, poi punta Welzenbach, poi punta Brendel, poi punta Ottoz, poi punta Bich e infine la cima!...Fortuna che François si è studiato l'itinerario egregiamente perchè io con tutte queste punte faccio un gran casino! Fatto sta che arriviamo ad accarezzare la Madonnina in cima alla Noire che sono ormai le 3 del pomeriggio, dopo 8 ore abbondanti  di arrampicata e dopo 11 ore da quando abbiamo lasciato la macchina. Giusto il tempo di un paio di foto e un ponte radio mal riuscito e attacchiamo le doppie per scendere verso les Dames Anglaises. Durante la discesa non sappiamo neanche noi come ma ci caliamo su qualche sosta a spit della Ratti-Vitali, a noi sembra la discesa più ovvia e in effetti nel giro di un paio d'ore arriviamo alla fine delle 12 doppie. Al cospetto delle Dames Anglaises ci fermiamo un attimo a riempire gli zaini di neve sapendo che difficilmente ne troveremo al bivacco Craveri e poi continuiamo attraversando i diagonale e poi ridiscendendo un canale (ovviamente marcio) alla ricerca del giusto canale che ci riporti al colle al cospetto del bivacco. Dopo un po'di ricerca e ravani vari troviamo finalmente il canale che si rivela molto secco, molto marcio e quindi anche molto pericoloso! Nonostante tutto con qualche numero riusciamo ad arrivare sulla terrazza del bivacco che ormai sono le 8 di sera (16 ore dopo aver lasciato la macchina!!). Tiriamo un sospiro di sollievo dato che sappiamo bene che essere riusciti ad arrivare qui in giornata era un obiettivo non facile da centrare e ci godiamo qualche ora di meritato riposo dopo aver bevuto e mangiato un po' (per fortuna avevamo la neve negli zaini!).
La mattina dopo lasciamo il bivacco che ormai sono le 5 e dopo una falsa partenza (riusciamo addirittura a dirigerci sul versante Brenva quando in realtà dovevamo andare versante Freney, fortuna ci rendiamo velocemente conto dell'errore), troviamo finalmente la giusta via verso la cima dell'Aiguille Blanche di Peuterey. Percorrendo praticamente tutto l'itinerario in conserva arriviamo velocemente alla neve della Blanche e poi con qualche doppia ci ritroviamo al colle di Peuterey dove possiamo fare una meritata pausa prima di attaccare la parte finale dell'aerea cresta che ci porterà in cima al Monte Bianco di Courmayeur, cima che toccheremo all'una del pomeriggio (8 ore dopo aver lasciato il bivacco Craveri e praticamente dopo 24 ore effettive - tralasciando le ore di riposo al bivacco - dal fondovalle). Dalla cima del Monte Bianco scendiamo in 3 orette all'Aiguille du Midi dove abbiamo tutto il temo per prendere la funivia per scendere a Chamonix dove ci attende una meritata birra!
Non sono mai stato un fanatico delle corse al cronometro e anzi, in montagna mi piace prendere il tempo di gustare le salite e i momenti però questa volta abbiamo voluto provare a metterci in gioco e abbiamo provato una bella soddisfazione per essere riusciti a stare nel timing che ci eravamo prefissati, anche se il nostro tempo è lontano dall'essere un record e non è neanche degno di nota!


Enjembée alla Ottoz

I tiri impegnativi della Ottoz

Cima dell'Aiguille Noire! - Foto: F. Cazzanelli

Inizio di una lunga serie di doppie

Finalmente al bivacco!

Meritato riposo! - Foto: F. Cazzanelli

Alba su Courmayeur

Verso la Blanche

In cima alla Blanche

Doppie verso il colle di Peuterey

Pausa al colle al cospetto del Pilone! - Foto: F. Cazzanelli

Cima del Pilier d'Angle - attacchiamo l'ultima cresta nevosa verso la cima!

Cresta affilata - Foto: F. Cazzanelli

Cumbre!! - Foto: F. Cazzanelli

mercoledì 10 agosto 2016

MONTE BIANCO: CRESTA DEL BROUILLARD

L'estate 2016 sarà sicuramente ricordata per il meteo eccezionale e per le ottime condizioni generali su molti itinerari in alta montagna e non. Per noi "addetti ai lavori" ovviamente tutto ciò è stato davvero una manna sia dal punto di vista professionale che da quello personale per chi ha avuto la possibilità di prendersi lo spazio e il tempo per fare qualche salita per conto proprio. 
Io e Domi abbiamo approfittato anche della presenza dei nonni baby-sitters per concederci una bella salita su uno degli itinerari più selvaggi del Monte Bianco: la cresta del Brouillard.
Avendo solo un paio di giorni a disposizione decidiamo di salire il primo giorno direttamente ai bivacchi Eccles senza pernottare al rifugio Monzino. Partiamo di buon ora dalla Val Veny sapendo che quasi sicuramente i bivacchi saranno affollati. Arrivati al Monzino per colazione troviamo gli amici Lorenzo e Valerio: anche loro avevano in programma di salire agli Eccles per poi fare il giorno dopo la Bonatti al Pilier Rouge del Brouillard ma il gestore del Monzino gli ha avvisati dell'affollamento ai bivacchi e preferiscono passare la giornata al rifugio per poi tentare la salita in giornata partendo da lì. Io e Domi decidiamo di salire lo stesso: tanto si sa bene che il mese di agosto se fa bello è praticamente impossibile pretendere chi agli Eccles non ci sia gente! La salita ai bivacchi come al solito è quasi un'ascensione a sè stante: dal Monzino ci vogliono 4 ore attraversando pendii ripidi e un ghiacciaio bello tormentato per poter raggiungere queste due scatole di latta incastonate a 3.800mt, poco sotto il colle Eccles! Noi ci arriviamo nel primo pomeriggio e troviamo una bella sorpresa: nel bivacco superiore ci sono solo 2 persone e per noi ci sono due comodi letti liberi e tutto lo spazio per sistemare le nostre cose, cucinare e riposare in tranquillità. Non ci resta che ringraziare il gestore del Monzino, visto che grazie al suo terrorismo psicologico possiamo passare una notte super confortevole!!
Alle 3 del mattino seguente partiamo alla volta della cresta del Bruoillard. L'avvicinamento è tutt'altro che banale: dobbiamo attraversare un ghiacciaio ancora ben tormentato che ci costringe a una doppia su un seracco seguito da un bel traverso su terreno misto abbastanza delicato per poi salire un ripido canale che ci porta al cole Emile Rey a 4.027mt. Al colle troviamo due alpinisti ancora addormentati nei loro sacchi a pelo (evidentemente hanno bivaccato lì); i due ci dicono essere saliti lungo la cresta integrale del Brouillard e che però pensano continuare a dormire e scendere più tardi lungo il canale da dove noi siamo saliti senza proseguire perché secondo loro le condizioni non sono buone sulla cresta....A giudicare dalle loro facce ho l'impressione che più che un problema di condizioni dell'itinerario il problema sia fisico (hanno l'aria stravolta) e quindi io e Domi continuiamo la nostra salita lasciando i due a sonnecchiare al colle.
La cresta si attacca per una serie di diedri-camini di 3°-4° spesso bagnati e verglassati (e anche per noi non ci sono state eccezioni) per una lunghezza di un centinaio di metri. Superata questa prima parte più tecnica e delicata la cresta continua alternando faticosi ripidi pendii di neve a sezioni di facile arrampicata mista fino alla cima del Picco Luigi Amedeo (4.470mt). Da qui la salita diventa meno faticosa ma la cesta resta sempre abbastanza aerea e alterna qualche "sali e scendi" fino alla cima del Monte Bianco di Courmayeur dal quale si attraversa fino al Monte Bianco di Chamonix. Nel complesso si tratta di un'ascensione classica molto lunga e faticosa in ambiente davvero severo. Personalmente, anche se le difficoltà tecniche sono minori. ho trovate l'impegno globale della salita più alto rispetto alla cresta dell'Innominata. Domi è stata bravissima a non mollare mai fino in cima, nonostante non fosse gran che acclimatata e nonostante la fatica e l'impegno imposti dalla salita. Dieci ore dopo aver lasciato i bivacchi siamo in cima al Monte Bianco di Chamonix e per Domi è la prima volta in cima al tetto d'Europa, davvero niente male! Decidiamo di scendere per l'itinerario dei 3 monti e per le cinque del pomeriggio arriviamo all'Aiguille de Midi dove ci armiamo di pazienza e ci mettiamo in coda insieme a una miriade di turisti saliti per ammirare i panorami del Monte Bianco: incredibile il contrasto tra la solitudine di certi itinerari e la "civiltà"...



Salendo ai Bivacchi Eccles...

Salendo ai Bivacchi Eccles...

Pilier Rouge del Brouillard e cresta del Brouillard

Salendo ai Bivacchi Eccles...

La parte bassa dell'integrale della cresta del Brouillard

Relax in bivacco....

L'importante è non sporgersi troppo...


Quasi in cima al Picco Luigi Amedeo

Il Monzino è ormai un puntino nel fondovalle..

Cresta aerea...

La fatica si fa sentire

Vediamo la cima!

Ormai è quasi fatta!

Tetto d'Europa per Domi

Felici prima della discesa