Questo strano inverno ci ha concesso qualcosa di veramente eccezionale: il primo concatenamento invernale di Cervino e Grandes Murailles!
Dal 20 al 23 gennaio io e François siamo riusciti a concatenare tutte le creste che fanno da contorno a Cervinia realizzandone anche la prima attraversata invernale integrale!!
Per maggiori informazioni vi consiglio di leggere la bella intervista da noi concessa a Planetmountain al seguente link:
https://www.planetmountain.com/it/notizie/interviste/cervino-grandes-murailles-intervista-francois-cazzanelli-francesco-ratti-concatenamento-invernale.html
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lunedì 17 febbraio 2020
venerdì 14 settembre 2018
NUOVA VIA SUL CERVINO: DIRETTA ALLO SCUDO
Durante l'estate 2018 ho avuto l'onore e il piacere di partecipare all'apertura di una nuova via d'arrampicata sulla mitica parete sud del Cervino. Si tratta di un progetto iniziato da François Cazzanelli insieme a vari altri compagni negli anni passati che però non aveva ancora visto il termine a causa delle impegnative difficoltà incontrate. Quest'anno condizioni e motivazione ci hanno aiutato a portare a termine il progetto. Sono quindi molto felice e orgoglioso di aver lasciato un segno su questa mitica parete.
" Aprire una via nuova sul Cervino è sempre stato uno dei miei più grandi sogni.
Lo sognavo da quando ero bambino, volevo mettere la mia firma sulla montagna di casa mia, volevo lasciare un segno sul Cervino ma un segno profondo che avrebbe lasciato anche dentro di me qualcosa di indelebile.
Ci sono voluti per portarla a termine 6 anni, in un certo senso si può dire che la mia esperienza alpinistica sia un po' maturata di pari passo con i progressi sulla via. Aprire questa via è stata una grande
avventura, la si può definire quasi un epopea, che adesso a cose finite vale veramente la pena raccontare.
Un giorno parlando com mio papà gli chiesi :” Perché manca una via diretta che sale lo Scudo del Pic Tyndall? Secondo me tra la Casarotto - Grassi e la via “Innocenzo Menbreaz”
c’è ancora spazio per qualcosa di bello ed elegante”. Lo Scudo del Pic Tyndall è quell’enorme parete compresa tra la “Cresta De Amicis” e la via “Casarotto Grassi”. Lui
mi rispose “ Perché è difficile ci avevo pensato anche io, ho osservato a lungo la parete ma alla fine ho valutato che per me e i miei compagni era una cosa troppo difficile” Queste parole mi suonarono
quasi di sfida, era il 2012 e io stavo terminando il corso da aspirante guida, ero in piena forma e non vedevo l’ora di mettermi in gioco. Avevo già ripetuto diverse vie sulla parete sud del Cervino, ( “Casarotto
- Grassi”, “Diretta alla Parete Sud”e lo “ Spigolo dei Fiori”) la conoscevo discretamente e avevo voglia di mettermi alla prova.
Nel parlai a Roberto Ferraris, Guida alpina, soccorritore del SAGF di Cervinia e mio compagno di cordata in tante avventure, non fu difficile convincerlo qualche parole ed eravamo già con la testa sulla
montagna.
Ovviamente pensammo subito in grande, una via nuova sul Cervino come si apre?
Beh come minimo in inverno e totalmente trad. Diciamo che negli anni dovemmo cambiare radicalmente la nostra idea.
Il 24 febbraio 2012 la meteo era dalla nostra e decidemmo di provare, nei giorni prima avevo già portato su un po’ di materiale così da toglierci un po’ di di peso dallo zaino.
Alle 5 partiamo con gli sci dalla seggiovia del Pancheron (fin li i gatti delle nevi che iniziavano il turno di battitura ci diedero un passaggio) e in 3 ore eravamo pronti a scalare. Per arrivare alla base
della parete utilizzavamo il canalone di accesso della “Cresta Deffeyes” e della “Casarotto - Grassi”. Il nostro avvicinamento, dalla base della parete sud fino all’attacco della via, è
lungo circa 500 mt e con buone condizioni di neve è molto veloce e pratico. Arrivati a base parete fummo subito stupiti e incantati da cosa vedevamo, roccia bella e davanti a noi una linea logica da aprire.
Quel giorno aprimmo ben 5 tiri (totalmente trad) con difficoltà fino all 6b e ridiscendemmo a base parete in doppia, eravamo esaltatimisi e non vedevamo l’ora di riattaccare. Non fu facile costruire
sempre delle soste a prova di bomba ma in qualche modo ce la siamo cavata.
Nei giorni seguenti scoprimmo che c’era stato già un tentativo da parte di Massimo Farina e Hervé Barmasse. Nel tentativo dopo, all’altezza della sosta del nostro secondo tiro, una
quindicina di metri più sinistra, trovammo una sosta a spit e qualche metro più su un’altro spit con un maillon piazzati dalla cordata Farina - Barmasse.
Di fatto i due tentativi seguono linee diverse anche se relativamente vicine.
Il 3 marzo 2012 io e Roby siamo nuovamente pronti a partire, solito cliché avvicinamento con i gatti, pelli e canale. Alle 10 arriviamo al culmine dei tiri aperti l’ultima volta eravamo abbondantemente
in anticipo e motivati ad uscire. La fortuna però non ci aiutò, subito davanti a me un tiro compatto e poco proteggibile (al momento valutato 6c poi ridimensionato a 6b+) mi porta in una zona compattissima dove
è complicatissimo far sosta. Recupero Roby e capimmo subito che da li senza spit era difficile progredire e anche trovare un posto per fare un buon ancoraggio non era facile. Riuscimmo a fare un ancoraggio molto precario
per poter scendere con tre chiodi dietro ad un blocco marcio, e iniziammo la ritirata. Arrivati all’ultima doppia nel canale sotto di noi si staccò un enorme valanga che lasciò un taglio molto alto nel
manto nevoso. Quel giorno era molto caldo e la neve in poche ore era diventata marcissima. Per sicurezza aspettammo li che il sole calasse per ridiscendere in sicurezza il canale. Passammo un paio di ore a prendere il sole
su una piccola terrazza nel mezzo della sud Cervino, un posto comodo e pratico per rifarsi la tintarella in vista della primavera.
Quell’anno decidemmo di abbandonare il progetto le condizioni non furono mai ottimali e decidemmo di aspettare un momento migliore.
Roby l’anno seguente ebbe un grave incidente sciando, quindi il progetto della nostra via rimase fermo per 3 anni.
Il 20 giugno 2015 io Roby tornammo alla carica, era il nostro 3 tentativo!
Decidemmo di cambiare tattica dopo aver binocolo a lungo la parete decidemmo di passare dal trad ad uno stile più moderno, mettendo gli spot alle soste e dove non era possibile utilizzare delle protezioni
veloci. Questo per spingere il più possibile l’arrampicata libera.
Partimmo di buon ora risalimmo le piste, ormai spoglie di neve,in jeep fino alla seggiovia Pancheron e poi su neve trasformata su per il canale fino all’attacco della via. Il tempo dopo un tiro si guastò
costringendoci a scendere. Posizionammo due spit uno per sosta e in mezzo alla bufera ci ritirammo giù per il canale fino alla macchina.
Passo l’estate e le condizioni sembravano permetterci un nuovo tentativo.
Il 22 ottobre io, Emrik Favre e Marco Farina partimmo per il 4 tentativo su questa parete.
Decidemmo di adottare uno stile pesante e bivaccare sulla grossa cengia in cima al4 tiro. Nonostante fossimo molto pesanti, scalammo tutti i tiri aperti nei precedenti tentativi e piazzano le soste a spit.
Arrivati al 6 tiro lasciammo li chiodi, spit e martello e ci calammo alla cengia per bivaccare. Li ci accorgemmo di avere fatto un errore da principianti, non avevamo preso l’accendino per accendere il fornello. Provammo
di tutto, per far partire una scintilla ma niente ci tocco andare a letto senza cena e senza bere!! La mattina dopo eravamo distrutti e ci tocco ritirarci. Messo piede nel canale però ci accorgemmo che la “Cresta
Deffeyes” scaricava parecchie pietre. Cercammo di scendere il più velocemente possibile diverse scariche ci passavano vicino, un sasso mi colpi la mano e persi la picca. Per pranzo eravamo di ritorno a Cervinia
stanchi e molto incazzati.
Questa fu per il morale un brutto colpo per parecchio tempo non volevo più saperne di questa via.
Finalmente nell’estate 2018 mi sentii di nuovo pronto per chiudere i conti con questa via. Chiesi di accompagnarmi al mio caro amico Guida Alpina e compagno di tante avventure Francesco Ratti. Francesco
è un alpinista fortissimo e un rocciatore eccezionale e subito fu entusiasta del progetto.
Il canale però era in pessime condizioni ed era chiaro che non potevamo utilizzarlo per l’avvicinamento. Qualche anno prima avevo ripetuto con un cliente la via “Innocenzo Menabreaz”
che scala una piccola porzione dello scudo. Da li intuì che attraversando su una cengia verso destra forse sarei riuscito a raggiungere la mia via senza alcun pericolo.
Quindi il 5 agosto io, Francesco e Roby nuovamente carichi come muli partimmo per lo scudo. Percorremmo la prima parte della “Cresta de Amicis” fino all’attacco della Via “Innocenzo
Menabreaz”, da li traversano ancora a destra per cengia fino ad una comoda terrazza. Da li intuimmo che con un tiro avremmo raggiunto la terrazza del 4 tiro dove avevo bivaccato nel 2015. Attacco Francesco e apri un
tiro stupendo che ci porto alla cengia. Questo tiro l’abbiamo chiamato variante “Ratti” ed è valutato 6b+. Arrivammo alla sosta del 6 tiro in pochissimo tempo. Da li partii io davanti e riuscii ad
aprire 6/7 mt poi ero morto il freddo e le alte difficoltà mi avevano distrutto. Francesco mi diede il cambio, era in gran forma, e con una grande performance apri altri 20 mt così riuscimmo a concludere il settimo
tiro 7a.
Faceva freddo ed eravamo nella nebbia così decidemmo di scendere, ma ormai la strada verso l’alto era aperta.
Eravamo motivati e volevamo chiudere i conti con questa parete ma tra meteo e gite con i clienti non trovammo un giorno libero fino al 22 settembre. Roby inizio i lavori di casa e non poteva più essere
della partita così a me e Francesco si uni Emrik.
Partimmo alle 3 di notte ormai l’avvicinamento era chiaro e logico e con le prime luci eravamo ai piedi della variante “Ratti”. Velocemente risalimmo fino in cima al settimo tiro e da li
siamo nuovamente su treno vergine. Parte Francesco, è veramente in gran forma, e con un gran numero risolve un tiro molto impegnativo che risulterà il tiro più obbligato della via. Sopra di noi adesso
c’è un tiro in strapiombo Francesco è incontenibile e riparte. Risolve lo strapiombo e ci dice che ha raggiunto un zona facile e continua. Dopo 50 mt ci urla che ha fatto sosta. Lo raggiungiamo, Francesco
e stanco e mi chiedo il cambio, sembra che con un tiro usciamo.Parto sono le 16.30, un ora dopo siamo tutti sulla grande terrazza che taglia l’ultima parte dello scudo inizia a nevicare e tirare vento forte bisogna muoversi!!
Attraversiamo la cengia e usciamo sulla cresta “De Amicis” la risaliamo fino alla “ Cravatta”, la attraversiamo e spuntiamo sulla “Cresta del Leone” il tutto in mezzo alla bufera. Iniziamo
la discesa e alle 9 arriviamo alla “Capanna Carrel”, ci fermiamo un oretta beviamo un tè caldo mangiamo qualcosa e continuiamo alle 11 siamo alla nostra jeep parcheggiata al rifugio Duca Degli Abruzzi. "
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| Schizzo di massima della via |
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| Le altre vie della parete |
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| Schizzo dettagliato |
| Topo |
mercoledì 14 giugno 2017
CERVINO PARETE NORD, VIA SCHMIDT - MATTERHORN NORTH FACE, SCHMIDT ROUTE
La nord del Cervino l’avevo già visitata diverse volte in
passato ma la salita integrale della via Schmidt mi mancava e, nonostante le
condizioni della parete siano lontane dall’essere ottimali, decidiamo lo stesso
di andare a scoprire questa via mitica. François e l’amico “skyrunner” Philip
decidono di partire direttamente da Zermatt e di fare il tutto in stile “one
push” mentre io Emrik saliamo la sera prima all’Hornli per prendercela un po’
più comoda. Comunque ci ritroviamo tutti sotto lo scivolo d’attacco della
parete poco dopo le 4 del mattino. La parete è secca come ce l’aspettavamo e la
progressione è tutt’altro che veloce. Nonostante tutto riusciamo lo stesso a
salire a buon ritmo nel primo pomeriggio stiamo per uscire dalle difficoltà
quando un sasso caduto dall’alto colpisce Emrik sul casco sfondandoglielo e
ferendolo alla testa. Nonostante lui stia bene decidiamo di non rischiare e
chiamiamo l’elicottero perché possa farsi controllare subito da un dottore: con
la testa non si scherza! L’elisoccorso svizzero è come sempre super efficace e
in un batter d’occhio arrivano a prelevare Emrik, mentre io decido di
continuare la salita con François e Philip. Nonostante i soccorsi siano
arrivati velocemente l’operazione ci ha portato via un po’ di tempo e arriviamo
in cima solo alle 16.30. Dopo le foto di rito ci avviamo a scendere lungo la
cresta del Leone: Philip è molto stanco e siamo costretti a procedere
lentamente e solo alle 22.00 raggiungiamo la mia jeep parcheggiata sotto al
rifugio Duca degli Abruzzi. Ci sinceriamo delle condizioni di Emrik che
dall'ospedale ci rassicura che si è trattato solo di un brutto taglio: se la
caverà con qualche punto di sutura. Noi ci godiamo quindi una meritata pasta a
casa Cazzanelli e un bella nottata di riposo!
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| Verso l'Hornli |
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| Serata ventosa... |
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| In cima allo scivolo di neve all'alba si comincia l'infinito traverso verso destra... |
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| Ambiente |
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| Verso la famosa rampa |
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| Lungo la nord |
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| In uscita sulla cresta di Zmutt |
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| Summit!! |
domenica 19 marzo 2017
CREVINO - CRESTA FURGGEN INVERNALE / MATTERHORN - FURGGEN RIDGE WINTER ASCENT
Con progetti bellicosi io e François decidiamo di attaccare
la cresta Furggen del Cervino in questa fine d’inverno atipica. Partiamo da
Plateau Rosà all’alba per una galoppata che ci porterà fino in cima al Cervino
passando per l’integrale Cresta Furggen (strapiombi compresi). Per la
descrizione della via rimando al mio articolo precedente. Le alte temperature e
le conseguenti condizioni della neve poco favorevoli ci renderanno la vita non
sempre facile rendendo la salita impegnativa e emozionante. Qui di seguito un
bel video che riassume questa giornata epica su una montagna mitica: buona
visione!
lunedì 27 luglio 2015
CERVINO: CRESTA DEL LEONE
Quando Domi questa primavera mi disse di voler fare il Cervino sapevo che non sarebbe stato facile combinare gli impegni e trovare qualcuno che ci tenesse i bambini per poter fare una salita che, pur non essendo estrema, comunque richiede un po' di allenamento/acclimatamento. La combinazione di un meteo molto stabile durante il mese di luglio e della presenza dei suoceri che si improvvisano baby sitters durante le nostre uscite, ci ha permesso di fare qualche salita di preparazione e poi di salire il Cervino per la Cresta del Leone.
Cominciamo con il Breithorn, una passeggiata a 4000mt che aiuta sempre ad acclimatarsi ad inizio stagione; poi il Dente del Gigante per prendere confidenza con i "canaponi" in quota ed infine in un pomeriggio abbastanza uggioso saliamo alla Capanna Carrel sotto un pioggia fina confidando nel bel tempo per il giorno successivo. Arriviamo in Capanna che comincia a diluviare ma poco male: Corrado e Walter ci allungano un piatto di pasta e accettiamo di buon grado (sarà senz'altro meglio delle zuppe liofilizzate che mi ero portato per l'occasione!!). Continua a diluviare fino alle 11 di sera e andiamo a dormire sperando di non svegliarci con le rocce ricoperte di verglas!
Fortunatamente le alte temperature di questo periodo permettono alla montagna di asciugarsi per bene durante la notte e il mattino dopo verso le 5.30 partiamo, dopo che la Carrel si è ormai già svuotata da un pezzo di tutti gli alpinisti di varie nazionalità che sono già alle prese con le corde fisse a metà cresta....alpinisti che comunque raggiungeremo e supereremo durante la salita: al Pic Tyndall mettiamo i ramponi perchè la pioggia del giorno prima al di sopra dei 4.000mt era comunque neve e la "testa" del Cervino è tutta bianca....Arriviamo alla scala Jordan insieme a Walter e Corrado con i loro due simpaticissimi clienti americani, le altre cordate sono ben distanti dietro di noi e siamo i primi della giornata a raggiungere la vetta verso le 9 di mattina: la cima del Cervino è sempre uno spettacolo e in un mattino limpido dopo una nevicata lo è ancora di più! Foto di rito e poi giù di nuovo fino a Cervinia facendo i soliti "numeri" per passare sopra alle cordate superate in salita. La sera si brinda con i suoceri e i bimbi: davvero una bella giornata passata in compagnia di una persona speciale su una montagna speciale.
| Giretto sui Breithorn! |
| Sui canaponi del Dente! |
| In cima al Dente in compagnia della madonnina |
| Selfie di vetta |
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| Pic Tyndall spolverato di neve |
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| Giochi di luce verso la cima del Cervino all'alba |
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| Ultimi metri verticali prima della cima |
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| Scala Jordan |
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| Cumbre! |
giovedì 16 luglio 2015
CERVINO: CRESTA FURGGEN, VIA DIRETTA PER GLI "STRAPIOMBI"
Con Rudi avevamo in programma una salita di "acclimatamento" in vista di obbiettivi più bellicosi, però si sa, a volte l'acclimatamento può facilmente trasformasi in qualcosa di più! All'inizio infatti l'idea era di fare qualcosa in quota sul Monte Rosa: si pensava alla nord dei Lyskamm o alla Young sul Breithorn, però il forte caldo dell'ultimo periodo e lo zero termico "stellare" mi facevano "leggermente" dubitare della qualità della neve e, al di là dei pericoli oggettivi che con queste temperatura sono sempre più accentuati, la logica era ovviamente quella di orientarsi a qualcosa di meno "nevoso" e di un po' più "roccioso". E così, guardando il Cervino mi balza subito in mente l'idea della cresta Furggen. Questa cresta, se superata per i famigerati "strapiombi" rappresenta senz'altro la più impegnativa delle 4 del Cervino ed è una salita di alto impegno: quindi più che ad un acclimatamento la cosa si trasforma in una sorta di "test" per la nostra cordata....Dopo averci pensato un po' decido che va bene così e propongo la salita a Rudi il quale accetta di buon grado.
Ci troviamo così a salire al bivacco Bossi in un caldo venerdì pomeriggio di luglio, al cospetto della piramide più famosa al mondo. Cominciamo a preparaci il thè e vediamo due pazzi scatenati che salgono verso di noi passando sotto la parete sud del Cervino bersagliati dalle scariche di sassi: pensiamo subito che è gente che crede molto nel destino! Arrivati al bivacco i due si rivelano dei francesi della zona Chamonix-Annency che non si sa per quale ragione avevano toppato l'itinerario di salita al bivacco e avevano deciso per questa variante avventurosa! Parlando con loro scopro che hanno un progetto più che ambizioso: concatenare le 4 creste del Cervino in giornata (e cioè: su dalla Furggen, poi giù dall'Hornli, su di nuovo dalla Zmutt e infine giù da quella del Leone con rientro a Cervinia per la sera successiva)! Subito io gli dico: "Volete fare un po' come Barmasse eh??", e loro: " sì ma lui l'ha fatto da solo e in inverno, per noi sarà molto più semplice..." apperò penso tra me e me, che livello! Stando così le cose decido di lasciarli partire per primi tanto se devono fare una cosa del genere significa che saranno in punta quando noi saremo ancora a metà cresta!
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| Rudi al bivacco Bossi al colle del Breuil |
Andiamo a letto presto ma il sonno tarda a venire, complice forse anche il russare dei francesi, i quali prontamente si svegliano ben prima delle due per partire per la loro impresa. Noi li lasciamo andare tentando di sonnecchiare ancora un po' nonostante il loro trambusto. Alle 3 usciamo anche noi dal bivacco alla volta della cresta e con sorpresa noto che le frontali dei francesi sono ancora all'attacco e girano in modo abbastanza random: arriviamo anche noi all'attacco al colle del Breuil e non appena individuato il punto migliore per cominciare la salita, subito i Francesi cominciano a seguirci. Superato il primo tiro per arrivare in cresta, il terreno si fa più facile e noi partiamo in conserva: i francesi restano sempre dietro, alla fine non sembrano così veloci! Noi saliamo veloci fino alla prima spalla a 3.800mt e proseguiamo verso la "testa" del Cervino che si illumina con le prime luci dell'alba.
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| Vista sul Monte Rosa all'alba |
La parte superiore, per accedere alla spalla di Furggen si fa un po' più complicata, con passaggi delicati su neve, rocce bagnate o verglas e in più è la parte della salita più esposta alla caduta di pietre dall'alto. Fortunatamente riusciamo a superare velocemente anche questa sezione e per le 8 siamo entrambi allongiati alla sosta a spit nuova fiammante della spalla di Furggen. Dei francesi intanto più nessuna traccia: li vedo poco dopo tagliare sulla cengia Mummery verso la cresta dell'Hornli con la coda fra le gambe.
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| Terreno delicato salendo verso la spalla di Furggen!! |
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| Quasi alla spalla! |
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| Sosta comoda con vista superlativa sul Monte Rosa prima di attaccare le vere difficoltà |
Noi intanto attacchiamo gli "strapiombi": primi due tiri facili poi due vecchi chiodi nel muro verticale mi portano fuori strada su terreno veramente improponibile (verticale e con le prese che si sbriciolano letteralmente fra le mani....), faccio allora dietro-front e attraverso a destra ritrovando la giusta via. Saliamo poi un lunga fessura-camino davvero delicata, seguita poi da un altro traverso delicato a sinistra per aggirare l'ultimo strapiombo e finalmente usciamo sulla parte alta della cresta dove la roccia si fa più solida e soprattutto più facile: in breve siamo in vista della cima e per mezzogiorno stiamo scattando le foto di rito sulla vetta del cervino! La discesa come al solito sarà lunga e faticosa ma per cena siamo a casa mia a Valtournenche davanti a una buona bottiglia di vino!
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| Il traverso prima della fessura-camino delicata |
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| Verticalità: ecco perchè li chiamano gli "strapiombi"!! |
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| Rudi in uscita dalla fessura-camino delicata |
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| Vista d'insieme della cresta da noi percorsa |
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| Rudi sull'ultimo traverso delicato |
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| Finalmente su terreno più facile! |
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| Cumbre!! |
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| Foto di vetta (Svizzera) |
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| Foto di vetta (Italia) |
RELAZIONE CRESTA FURGGEN CERVINO - VIA DIRETTA PER GLI “STRAPIOMBI”
(ripetizione 11 Luglio 2015)
Dal bivacco Bossi raggiungere il
colle del Breuil e attaccare la cresta in corrispondenza di un profondo ed
evidente camino obliquo (30mt, III). Noi abbiamo trovato il camino molto
bagnato e abbiamo attaccato direttamente su placche alla destra (faccia a
monte) del camino per poi raggiungere la cresta vera e propria all’uscita del
camino stesso (placche con passaggi di IV, IV sup in aderenza).
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| Nella foto l’attacco della cresta: la freccia rossa indica le placche su cui abbiamo attaccato |
La prima parte della cresta è facile e si sale
per circa 300mt senza percorso obbligato procedendo in conserva: facendo
attenzione a non inoltrarsi troppo nella parete est si perviene ad una prima
spalla a quota circa 3.800mt. Da questa prima spalla ci si innalza ancora per
rocce facili obliquando verso destra fino ad arrivare ad una specie di canale
che scende da un colatoio sottostante un grande nevaio (circa 3 ore dal bivacco
Bossi fin qui). Questo punto è pericoloso per la caduta sassi provenienti dal
nevaio e dal colatoio ed è quindi consigliabile arrivarci presto al mattino (siamo
esposti ad est e quindi la parete prende sole fin dalle prime luci). Noi siamo
saliti dapprima a sinistra (faccia a monte) del grande nevaio restando vicino
al filo di cresta per poi attraversare a destra (sempre faccia a monte) per
aggirare una zona di placche al di sotto della spalla di Furggen (tratto
esposto a caduta sassi). A destra (sempre faccia a monte) di queste placche siamo
saliti lungo una specie di dorsale (passaggi su roccia e neve/verglas delicati
ma non difficili), per poi fare un lungo traverso verso sinistra (faccia a
monte), proprio al di sotto della testa del Cervino, che ci ha permesso di raggiungere
la spalla di Furggen a quota 4.200mt circa (la spalla non è comodissima ma una
sosta a spit messa di recente permette di riposare e tirare il fiato).
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| Nella foto evidenziato il percorso per superare la parte finale della cresta e raggiungere la spalla di Furggen |
Da qui inizia la parte tecnicamente più difficile della
salita, i cosiddetti “strapiombi”. La descrizione dei tiri che permettono di
superare questa parte è la seguente (vedere anche schizzo):
L1: Dalla
spalla di Furggen risalire verso destra il facile canale friabile (III, 40mt)
fino al suo termine dove si sosta su una cengia)
L2: Salire su
ricce a placche dritti sopra la sosta per 10mt. Qui si trova una sosta su
vecchi chiodi che può essere rinviata: non fermarsi però a questa sosta ma
continuare a traversare verso destra aggirando un muro verticale nel quale si
intravvedono due vecchi chiodi: assolutamente non salire a questi chiodi ma
continuare a traversare verso destra passando sul limite superiore di un nevaio
dove si trova uno spit e un chiodo; non fermarsi qui ma continuare salendo in
diagonale verso destra su placche appoggiato fino a pervenire alla sosta (spit
+ chiodo).
L3: Dalla
sosta precedente traversare a sinistra fino ad uno spit e da lì salire
verticalmente lungo la fessura-camino di roccia rotta (40mt – V+) lungo la
quale si trovano altri due spit e qualche chiodo. Sostare in cima a questa
fessura-camino su un terrazzino sulla sinistra (spit + chiodo) – tiro
impegnativo e delicato a causa della cattiva qualità della roccia
L4: Dalla
sosta precedente superare uno strapiombo con buone lame salendo sulla destra ed
entrando in un vago camino che conduce ad una cengia. Da questa cengia
continuare verticalmente su una placca fino a raggiungere la sosta proprio
sotto il grande strapiombo (2 chiodi)
L5: Dalla
sosta precedente attraversare orizzontalmente a sinistra su roccia delicata ma
non difficile (assicurarsi ad un buono spuntone all’inizio del traverso) fino a
pervenire ad uno spit dove noi abbiamo fatto sosta per evitare troppi attriti
(tiro breve, sosta su spit+friend)
L6: Salire
verticalmente superando lo strapiombo ben appigliato e l vago camino (V sup)
fino ad una buona cengia (sosta su friend).
Da questo
punto la cresta diventa più facile e la roccia decisamente migliore: con 3-4
tiri facili seguendo il filo dello spigolo si perviene ad una corda fissa che
conduce direttamente sulla cima svizzera.
Discesa per
la via normale italiana (cresta del Leone).
Materiale
utilizzato: una corda singola da 50mt, una serie di friends fino al n° 2 BD,
qualche dado, 5-6 rinvii, fettucce/cordini vari, piccozza e ramponi.
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| SCHIZZO DELLA SEZIONE DEGLI STRAPIOMBI (Tutti i diritti riservati al sottoscritto ;-)!) |
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