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venerdì 4 settembre 2015

Grand Capucin, Via dei Ragni (o via "Lecco") - Trident du Tacul, Via Diretta

Approfittando dell'ultimo colpo di coda (e di caldo) di questa torrida estate, ci dirigiamo con Mago, Giorgio & Co. verso il Bianco. Prendiamo la prima funivia delle 7 del mattino e io e Mago ci dirigiamo velocemente verso il Grand Capucin, decisi a ripetere la Via dei Ragni. Questa via, aperta nel 1968 dai ragni di Lecco Aldo Anghileri, Guerino Cariboni, Casimiro Ferrai, Carlo Mauri e Pino Negri, è senz'altro una delle vie meno ripetute rispetto alle "illustri" vicine (vedi Voyage e Elisir) e per questo ci suscitava un po' di curiosità. Le soste della via sono state di recente riattrezzate a fix inox e qualche spit è stato aggiunto nei tratti più esposti e meno proteggibili a friends.
La via parte dal pulpito più alto delle cenge Bonatti e per raggiungerlo io e Mago decidiamo di percorrere i primi 3 tiri di Elisir invece di risalire il poco piacevole canale di neve. La giornata è calda (zero termico a 4.800mt) e si scala in maglietta! In breve arriviamo al pulpito e attacchiamo la via vera e propria che si rivela un'autentica chicca: i 3 tiri di 7a nei diedri sono tutti bellissimi e una volta superati questi, la via non perde assolutamente d'interesse: i tiri superiori sono ancora fisici e impegnativi, tutti "da scalare", rendendo l'uscita in cima al Capucin di grande soddisfazione. Per la discesa ci affidiamo alle corde fisse da pochi giorni posizionate per non so quale scopo sulla via "Echo des Alpages", di sicuro non molto estetiche ma che permettono di scendere ad una velocità supersonica! Così per l'ora di cena siamo già comodi nella nostra tenda alla base dei satelliti a degustare una meritata pasta liofilizzata!
Il giorno dopo per non farci mancare niente decidiamo di fare una vietta più corta per poter poi prendere la funivia nel pomeriggio e rientrare a casa. Ci svegliamo con calma e quando il sole comincia a scaldarci ci dirigiamo verso il Trident de Tacul dove attacchiamo la Via "Diretta". Questa via segue la logica linea di diedri e fessura dritta in mezzo alla parete sud del Trident e si rivela un'altra via di gran classe con tiri atletici che alternano diversi stili di arrampicata in fessura. Anche per questo giro non ci siamo fatti mancare niente!!
 
Grand Capucin - Via dei Ragni
300mt - 7a, 6b+ obbl.
Materiale: corde da 60mt, nuts, friends fino al 4 BD, micro compresi - raddoppiare le misure da 0,5 a 2 .
 
 
Schizzo della Via dei Ragni
 
La linea
 
Sul bellissimo secondo tiro di Elisir salito per accedere alle cenge Bonatti (foto: Sefano Mago)

Il traverso del secondo tiro della Via dei Ragni (foto: Stefano Mago)

Il bellissimo secondo tiro di 7a

L'ultimo lungo e fisico tiro di 7a

Nella parte alta della via si continua a scalare!

Strizzata fotonica per uscire da un "facile" 6c+! (foto: Stefano Mago)

 
Verso la fine!

La nostra cordata vista di nostri soci sul Pilier Rouge du Clocher

Cumbre!!

Doppie comodissime sulle fisse in loco

Incastri da manuale sul tiro di 7a della diretta al Trident du Tacul

Sempre tiri di gran classe sulla diretta al Trident

Qualcuno ha preso il ghiacciaio per il lido!!

 

 

venerdì 14 agosto 2015

PETIT CLOCHER DU PORTALET: ETAT DE CHOC

Era da tanto che volevo andare a dare un'occhiata alla famosa "Etat de choc" sul Petit Clocher du Portalet e finalmente l'occasione si presenta quando con William decidiamo di sfruttare una finestra di un paio di giorni di bel tempo in cui siamo entrambi liberi. Le nevicate dell'ultimo periodo ci facevano dubitare delle condizioni delle vie in quota e così decidiamo di andare sul sicuro e di lanciarci su questo bellissimo pilastro di granito posto a una quota che lo rende una meta sicura.
Saliamo il primo giorno dalla diga di Saleina e in un paio d'ore siamo all'attacco del Clocher. Per questa prima giornata decidiamo di fare una vietta sulla parete sud e di lasciare il pezzo forte della gita per il giorno dopo. Saliamo quindi la via "Le chic, le chèque, le choc", bella vietta mai impegnativa ma divertente e che alterna diversi stili di arrampicata (diedri, dulfer, placche...).
La sera saliamo alla Cabane d'Orny, bellissimo rifugio Svizzero dove ci godiamo una comoda nottata di riposo per poi tornare il mattino dopo al Clocher alla volta di "Etat de choc". All'attacco troviamo anche il big Arnaud Petit con il quale, sempre molto simpatico, scambiamo quattro chiacchiere prima di lasciarlo partire davanti a noi sapendo bene di non poter tenere il suo ritmo!
La via si rivela all'altezza della sua fama e delle attese: davvero impegnativa su fessure perfette in stile "yosemitico" dove servono tutte le tecniche di incastro per passare. La libera sui passi più ostici è riservata a chi davvero padroneggia questa tecnica che per noi europei è sempre un po' ostica! Alla fine nonostante i soli 200mt di via arriviamo in cima al Clocher stanchi e molto soddisfatti per la bellezza della linea e dell'arrampicata. Davvero una bella giornata con l'amico William con cui spero poter condividere altre belle avventure durante i prossimi mesi!

Il Petit Clocher du Portalet in tutto il suo splendore

William su "Le chic, le chèque, le choc"

La parete nord del Clocher con la superba linea di "Etat de choc"

Inizio di una lunga serie di fessure perfette!

William in uscita dal primo tiro di 7a
Ultimo tiro duro

Cabane d'Orny vista dalla cima del Clocher

Il Vallone


venerdì 7 agosto 2015

PILONE CENTRALE DEL FRENEY: VIA CLASSICA (BONINGTON)

A volte accompagnare un amico a realizzare il proprio sogno vale più di una qualsiasi altra salita, pur estrema che essa sia. Per Rudi il Pilone era una chimera ormai da tempo e dopo diverse salite fatte insieme e allenamenti vari si sentiva ormai pronto per affrontare quella che forse, oltre al mito che la avvolge, è una delle salite (tra le "classiche" ovviamente) più impegnative delle alpi. Io l'itinerario lo conosco già per averlo salito un paio di anni fa, ma gestire la salita accompagnando Rudi ne fa anche per me una sfida di un certo impegno.
Dopo un tentativo andato male a causa di una recente nevicata che aveva reso l'itinerario inagibile, le condizioni ritornano finalmente favorevoli ad inizio agosto e così dopo aver lasciato il lavoro nel tardo pomeriggio saliamo al rifugio Monzino. L'indomani notte partiamo alla volta del Pilone con l'intenzione di bypassare i bivacchi Eccles e di bivaccare sulla via in modo da avere la sicurezza di poter uscire in cima al Bianco l'indomani. Arriviamo agli Eccles alle prime luci dell'alba e troviamo due spagnoli di Alicante ancora nelle brande: dicono di aver cercato di raggiungere il Pilone durante la notte ma dopo aver sbagliato itinerario sono tornati indietro per poi passare la giornata a riposare per riprovare il giorno dopo...contenti loro! Non facciamo in tempo a salutarli che stanno già dormendo e noi continuiamo la nostra salita. Arrivati al colle Eccles il sole stà già scaldando il bacino del Freney: scendiamo con le doppie e ci fermiamo a fare una pausa in una nicchia sicura prima di attraversare alla volta del Pilone. Con il caldo di questo periodo il rischio di scariche in questo tratto è molto alto, così attraversiamo cercando di stare il più alti possibile e vicini alle rocce in modo da essere riparati e da esporci solo attraversando i vari canali che scendono dal versante soprastante. Così facendo la traversata diventa lunga e laboriosa ma almeno arriviamo all'attacco tutti interi! Saliamo i primi 4-5 tiri facili e troviamo una nicchia ideale per un bivacco al riparo dal vento e decidiamo di fermarci qui. Riusciamo a far fondere neve, a bere e mangiare come si deve: anche se Rudi non ha un gran appetito mi incarico io di alleggerire il nostro peso consumando una lauta cena! Arriva la notte e riusciamo a prendere sonno quando verso mezzanotte una pioggerella poco piacevole ci risveglia e siamo costretti a rannicchiarci nei nostri sacchi a pelo per evitare di lavarci: ma le previsioni non davano bel tempo??? Comincio a pensare all'indomani e al fatto che se il pilone sarà fradicio o magari verglassato ci toccherà scendere (prospettiva comunque poco allettante). Fortunatamente nel giro di un paio d'ore smette di piovere e l'indomani ci risvegliamo col cielo sereno (come da previsioni) e la roccia asciutta. Dopo una veloce colazione ripartiamo sulla bella linea della classica Bonnington. I tiri si susseguono uno più bello dell'altro: peccato scalare con lo zaino pesante perchè l'arrampicata qui è davvero su granito spaziale e meriterebbe di essere gustata appieno. Intanto dietro di noi arriva una cordata molto veloce di due sloveni che ci superano appena prima della Chandelle (ci dicono essere partiti insieme agli spagnoli dagli Eccles ma di quest'ultimi non vediamo traccia, probabilmente hanno desistito e sono tornati indietro definitivamente).
Arrivati alla Chandelle superiamo i 3 tiri duri recuperando i sacchi in stile "big-wall" e con un ultimo sforzo arriviamo finalmente in cima al pilone!! Sull'ultimo tiro passiamo il saccone rosso del Butch tristemente abbandonato a pochi metri dalla cima: è troppo pesante per pensare di portarlo con noi in cima al Bianco (è ormai abbastanza tardi, siamo comunque stanchi e siamo già carichi del nostro materiale usato sia per la salta che per il bivacco)...Nel luogo in cui si trova attualmente è probabilmente più facilmente accessibile scendendo dall'alto (dalla cima del Monte Bianco scendendo lungo l'arrete del Brouillard e poi con una doppia dalla cima della Chandelle lo si può facilmente recuperare). 
Arriviamo in cima al Bianco che sono ormai le 8 di sera e il tramonto infuoca l'arrete des Bosses e l'arrete del Brouillard: Rudi è stanco ma l'emozione è fortissima per avercela finalmente fatta senza mai mollare nonostante la fatica e i crampi! Ci abbracciamo, facciamo qualche foto e poi via, in cammino verso casa! In un paio d'ore ridiscendiamo al rifugio del Gouter dove troviamo aperto solo il locale invernale (quando abbiamo lasciato il Monziono la normale Francese era ancora aperta, scopriremo in seguito, davanti ad una birra a Chamonix, che nel frattempo l'accesso dal Gouter era stato chiuso di nuovo a causa delle alte temperature). Poche ore di sonno bastano per darci la forza di scendere alla funivia e rientrare a Chamonix dove Domi è venuta a prenderci e dove possiamo finalmente gustaci una buona Leffe e festeggiare!

Verso i bivacchi Eccles

La Noir all'alba

Attraversando verso il Pilone sopra il bacino del Freney

Bivacco!
Roccia super a più di 4.000mt!

Si scala con un po' di peso sulle spalle...

Ambiente 5 stelle

Al cospetto della Chandelle

Il famoso diedro strapiombante della Chandelle

In cima alla Chandelle

Mont Blanc summit!!

Arrete des Bosses al tramonto

Incontro con un VIP a Chamonix...

venerdì 19 giugno 2015

Ancesieu: La Strategia del Ragno

Con Bac dopo innumerevoli cambi di programma e rimaneggiamenti vari (bei tempi quando lui era un vero noworker!!) riusciamo a prenderci una giornata e ad andare a fare visita alla via risistemata da Trombetta  & co. all'Ancesieu. Così in una fresca mattina di questa tarda primavera ci ritroviamo di buon ora nella ridente Courgnè e dopo una veloce pausa caffè ci dirigiamo verso il vallone di Forzo alla volta dell'Ancesieu.

La parete dell'Ancesieu è solcata da diversi itinerari che alternano belle placche protette a spit e fessure. La strategia del Ragno è una via anomala per il luogo in quanto è tutta da proteggere con protezioni veloci (a parte qualche chiodo giustamente lasciato in loco dagli apritori) e presenta un'arrampicata prevalentemente in fessura. Si tratta in realtà di un vecchio itinerario percorso in artificiale rivisitato in chiave moderna dagli apritari a cui si deve oltre all'intuizione per la riscoperta anche un gran lavoro di pulizia delle fessure e delle rocce da erbacce e licheni: bravi, chapeau!

Per la relazione della via rimando al blog di Adriano Trombetta dove c'è anche una bellissima introduzione storica e il bel racconto della "riapertura" della via: insomma, io qui non ho nulla da aggiungere, se non che si tratta di un itinerario dal gusto particolare: sia per il valore storico, sia per il fatto che è l'unico itinerario in stile totalmente trad dell'Ancesieu e forse anche un po' perché è l'unica linea della parete sud-ovest, così isolata e selvaggia! Insomma, forse la via non è di quelle che inseriresti nella "top 10", però ne consiglio senz'altro la visita! Le difficoltà sono sempre continue sul 6b-6c a parte l'ultima breve fessura di 7a+ che va superata (citando Trombetta) con movimenti "tamarri" che si riassume in incastri di dita davvero duri ma che si supera comunque facilmente in artificiale. In definitiva comunque i complimenti vanno a chi ha saputo riscoprire e valorizzare questo storico itinerario e a noi il piacere di ripercorrere le orme dei giganti del passato!

L'imponente parete sud-ovest dell'Ancesieu

Bac sulla prima "variante del regista": una bellissima fessura di mano

Bac sulla seconda variante del regista: questa volta una dulfer perfetta!

Il bel diedro di 6c+

giovedì 4 giugno 2015

Capatina in Verdon: "Vision Futée" e "La Fete des Nerfs"

All'ultimo momento di un week end qualsiasi a fine giugno decidiamo di patire per la Francia. Domi e i bambini sono contenti di andare a trovare la zia e il cuginetto e io ne approfitto per fare una capatina in Verdon con Rudi.
Era ormai da un anno che non mettevo piede nelle "gorges" e tornare a toccare questa roccia così perfetta è sempre un'emozione. L'idea era quella d andare a ripetere la famosa "fete des nerfs" a l'Escalès ma il primo giorno arriviamo tardi, complice un viaggio infernale a causa dei soliti ingorghi del week end e la scelta di una linea di calate non proprio "perfetta"....Pazienza, decidiamo di fare buon viso a cattivo gioco e per questa prima giornata ci accontentiamo di ripetere una linea dei fratelli Remy che resta in ombra tutto il pomeriggio e che ci permette di goderci l'arrampicata senza soffrire troppo il caldo che in questa stagione comincia già a farsi sentire. La via è corta e si chiama "vision futée": a parte un primo tiro su roccia non fantastica presenta altri 3 tiri sul 6c/6c+ veramente d'antologia in fessure/camini davvero perfetti che escono un po' dai soliti schemi verdoniani di placche a buchi.
Il giorno seguente dopo una serata a base di tipica grigliata francese, ci ripresentiamo a l'Escalès di buon'ora e attacchiamo la "fete des nerfs" al fresco. La via si rivela come previsto di grandissima classe, con un'arrampicata tipica verdoniana su tacche e buchi perfetti, a volte anche fisica e sempre sostenuta sul 6c/7a. La spittatura a mio avviso è ok, non ho trovato nessun punto particolarmente psicologico degno di nota (come al contrario abbiamo letto in alcuni report). Riusciamo a precorrere quasi tutta la via all'ombra: il sole ci raggiunge solo sugli ultimi 3-4 tiri dove ci fa soffrire un po' (soprattutto sull'ultimo tiro di 7a+ non banale che andrebbe affrontato col grip giusto...) ma riusciamo lo stesso a gustarci questo capolavoro di via fino alla fine! Dopo una meritatissima birra e una pizza con i miei bocia sempre allegri (troppo forti loro!) affrontiamo il rientro con qualche "astuzia" che ci permette di evitare le code dell'andata per concludere una bellissima 3 giorni di arrampicata e famiglia!

Il fascino delle "gorges"

Fessure-Camini perfetti su Vision Futée
Roccia perfetta!
Sul chiave di "La Fete des Nerfs" : pompa e gas assicurati!!



mercoledì 20 maggio 2015

IL DURO LAVORO DELLA GUIDA....

Ormai qualche anno fa un saggio mi aveva detto che un conto è essere un buon alpinista e un'altra cosa è essere una buona guida. Io all'epoca penso di non aver colto pienamente il significato di quelle parole, cosa che forse ora sto lentamente realizzando.
Al di là dei soliti luoghi comuni del tipo: "quando sei in giro col socio ognuno si preoccupa di sé stesso e invece quando sei in giro con un cliente devi assicurarlo e garantirne la sicurezza....", che sono frasi che si sentono spesso ma che alla fine riassumono solo la parte più ovvia di tutta la faccenda, la punte dell'iceberg di una questione ben più complessa. Sì, perché garantire la sicurezza del cliente è l'ABC del mestiere di guida, è quella cosa che non puoi permetterti di fare male o di lasciare al caso, è quello che DEVI saper fare; poi arriva tutto il resto e più fai bene il resto più sei una brava guida e più sarai apprezzato. Secondo me ci sono le guide brave e tutto il resto lo fanno molto bene, poi ci sono quelli meno bravi che il resto lo fanno meno bene e così via, fino ad arrivare a quelli pessimi, che potete immaginare come facciano questo resto.....un po' come in tutti i mestieri e le professioni che si rispettino.  Una parte di questo resto è la pianificazione degli itinerari e dei programmi in base al livello e alle aspettative dei partecipanti: chi si affida ad un professionista vuole vivere un'esperienza che lo arricchisca ma che allo stesso tempo non lo sconvolga e per questo bisogna saper proporre e consigliare gli itinerari giusti alle giuste persone. Un'altra parte di questo resto è la capacità di comunicare e di rapportarsi con chi si accompagna e a chi si insegna perché la guida alpina è anche un maestro di alpinismo: si suppone che pagando una guida, al di là di tornare a casa tutto intero, questo "maestro" ci insegni qualcosa, o perlomeno ci lasci qualcosa che ci faccia in qualche modo cambiare il nostro modo di affrontare la montagna e di rapportarci ad essa.....sembra facile a dirsi ma a farsi vi assicuro che tutto ciò richiede dedizione e impegno continui. L'altra parte di questo resto è quella di marketing e cioè la ricerca di un pubblico interessato alle attività proposte, riuscendo  far capire che dietro al costo di un'attività c'è una reale prestazione e un reale valore aggiunto che va ben al di là del semplice "garantisco la tua sicurezza": perché alla fine puoi anche essere un bravissimo professionista ma senza clienti (che ti pagano il giusto) comunque muori di fame.
Una volta che poi uno comincia a far combaciare tutti i pezzi del puzzle bisogna fare poi i conti anche con certe "resistenze accessorie". Per resistenze intendo certe abitudini e credenze socio/culturali che non possono essere combattute se non con una lunga e paziente campagna di educazione e informazione. Faccio un esempio: troppo spesso mi è stata posta la domanda "che differenza c'è tra un istruttore CAI e una Guida Alpina?" che è un po' come se la gente in un ospedale chiedesse "che differenza c'è tra un infermiere e un medico?"...per carità, sia medici che infermieri sono indispensabili e complementari ma in genere chiunque sa benissimo quali richieste devono essere rivolte ad un infermiere e quali ad un medico, essendo più o meno chiara qual è la differenza a livello di preparazione e specializzazione di uno e dell'altro. Purtroppo però certe differenze non sono chiare per il mestiere di Guida Alpina: si pensa spesso erroneamente che la Guida Alpina offra le stesse prestazione del CAI ma a prezzi esorbitanti e ovviamente la cosa è frutto della mancanza di informazione e cultura su cosa realmente sia una Guida Alpina e quale sia il percorso che un individuo deve fare per potersi incollare quella patacca sulla giacca. Il CAI è un'organizzazione fantastica ed ha delle funzioni fondamentali: la cultura dell'amore per la montagna nasce da questa organizzazione e bisogna andarne fieri, però è sbagliato mettere CAI e Guide Alpine in concorrenza: i servizi offerti da queste due figure sono totalmente differenti e si rivolgono a dei bisogni totalmente differenti. La concorrenza che purtroppo si è formata tra i due è semplicemente ridicola (ripeto, è come se un medico si sentisse in concorrenza con l'infermiere di reparto...). I motivi che hanno portato a tutta questa confusione sono forse molti e in parte senz'altro da attribuire alle Guide Alpine stesse che hanno mal comunicato le proprie competenze e capacità, però fatto sta che tante volte ci si ritrova a combattere contro i mulini a vento, un po' come il buon Don Quijote dela Mancha....Ora, lungi da me fare polemiche o alimentare la diatriba CAI-Guide Alpine, volevo solo fare un esempio e spero sia chiaro che dal mio punto di vista le polemiche e le diatribe non dovrebbero esistere: sono solo frutto di ignoranza, cattive abitudini e modus operandi sbagliato. Spesso si passa troppo tempo a discutere e a parlare dei problemi quando in realtà bisognerebbe solo rimboccarsi le maniche: e in primis sono appunto le guide che devono lavorare nel modo giusto per dimostrare il valore della propria competenza, poi tutto il resto arriverà.

A parte tutte queste riflessioni che vogliono solo sottolineare il fatto che oggi una guida alpina non è un montanaro che aspetta il pollo da spennare ma un professionista vero con una serie di problematiche che poco si discostano da quelle delle altre professioni. Oggi posso affermare che grazie alla collaborazione con Matteo, in questi mesi ho potuto cominciare ad aprire questa scatola di pandora del mestiere di guida alpina e spero di poter continuare ad esplorarla e soprattutto a viverne gli aspetti migliori che sono sicuramente dati dalla riconoscenza e dalla gioia delle persone che accompagniamo nelle piccole e grandi avventure che solo la montagna sa offrire.
 

Su ghiaccio - qui il famoso Matrix sull'altrettanto famoso ghiaccio di Kandersteg
 
 Bisogna dare tutto divertendosi - qui Gigi su una delle sue prime calate in corda doppia


Arianne e Guido sul bel granito della Val di Mello

L'ufficio di una Guida Alpine a volte è davvero impagabile - qui Luigi e Guada al Monte Bianco
Le vette sono sempre un'emozione e un ricordo indelebile - qui il sottoscritto con Luigi e Olivier in cima al Gran Paradiso durante uno stupendo raid di scialpinismo durato 5 giorni

Realizzare il proprio sogno non ha prezzo - Alessandra in vetta al disgrazia