venerdì 2 settembre 2016

CRESTA INTEGRALE DI PEUTEREY (PEUTEREY INTEGRAL RIDGE)

Erano anni che volevo fare la famosa cresta integrale di Peuterey al Monte Bianco ma non avevo mai trovato l'occasione giusta nè il socio che avesse voglia di farsi questa sfacchinata in stile leggero come sarebbe piaciuto a me....Il tutto si materializza invece quando a fine agosto ne parliamo con François mentre facciamo due tiri in falesia per sgranchirci un po': anche a lui piacerebbe percorrere questo itinerario in stile veloce, quindi detto fatto non ci resta che attendere la prima finestra di bel tempo che non tarda molto ad arrivare....
L'integrale di Peuterey, per chi non lo sapesse, è una cresta molto lunga, che dal fondo della Val Veny conduce in cima al monte Bianco percorrendo circa 4.500mt di dislivello positivo passando per la cresta sud dell'Aiguille Noire de Pauterey, scendendo poi fino al bivacco Craveri e poi di nuovo su fino alla cima dell'Aiguille Blanche de Peuterey, discesa fino al colle di Peuterey e infine in cima al Monte Bianco.
Noi decidiamo di partire il primo giorno presto direttamente dal fondo della Val Veny con l'obiettivo ambizioso di arrivare al bivacco Craveri in giornata. Partiamo con la frontale dal parcheggio e nel giro di poco più di un'ora arriviamo al rifugio Borelli. Qui facciamo colazione a base di caffè e incontriamo un paio di inglesi che vogliono percorrere il nostro stesso itinerario. Supereremo gli inglesi all'attacco della cresta e li rivedremo solo al parcheggio un paio di giorni dopo: loro arriveranno solo in cima alla Noire e poi scenderanno dopo un freddo bivacco. Noi invece attacchiamo la cresta sud della Noire belli decisi e la percorriamo in gran parte in conserva facendo tiri solo nei tratti più impegnativi (la difficoltà massima qui è sul 5c/6a ma dato che abbiamo deciso di lasciare a casa le scarpette per essere più leggeri, l'arrampicata con gli scarponi su queste difficoltà si rivela comunque non banale). La crest è come previsto lunghissima: punta Gamba-Bifida, poi punta Welzenbach, poi punta Brendel, poi punta Ottoz, poi punta Bich e infine la cima!...Fortuna che François si è studiato l'itinerario egregiamente perchè io con tutte queste punte faccio un gran casino! Fatto sta che arriviamo ad accarezzare la Madonnina in cima alla Noire che sono ormai le 3 del pomeriggio, dopo 8 ore abbondanti  di arrampicata e dopo 11 ore da quando abbiamo lasciato la macchina. Giusto il tempo di un paio di foto e un ponte radio mal riuscito e attacchiamo le doppie per scendere verso les Dames Anglaises. Durante la discesa non sappiamo neanche noi come ma ci caliamo su qualche sosta a spit della Ratti-Vitali, a noi sembra la discesa più ovvia e in effetti nel giro di un paio d'ore arriviamo alla fine delle 12 doppie. Al cospetto delle Dames Anglaises ci fermiamo un attimo a riempire gli zaini di neve sapendo che difficilmente ne troveremo al bivacco Craveri e poi continuiamo attraversando i diagonale e poi ridiscendendo un canale (ovviamente marcio) alla ricerca del giusto canale che ci riporti al colle al cospetto del bivacco. Dopo un po'di ricerca e ravani vari troviamo finalmente il canale che si rivela molto secco, molto marcio e quindi anche molto pericoloso! Nonostante tutto con qualche numero riusciamo ad arrivare sulla terrazza del bivacco che ormai sono le 8 di sera (16 ore dopo aver lasciato la macchina!!). Tiriamo un sospiro di sollievo dato che sappiamo bene che essere riusciti ad arrivare qui in giornata era un obiettivo non facile da centrare e ci godiamo qualche ora di meritato riposo dopo aver bevuto e mangiato un po' (per fortuna avevamo la neve negli zaini!).
La mattina dopo lasciamo il bivacco che ormai sono le 5 e dopo una falsa partenza (riusciamo addirittura a dirigerci sul versante Brenva quando in realtà dovevamo andare versante Freney, fortuna ci rendiamo velocemente conto dell'errore), troviamo finalmente la giusta via verso la cima dell'Aiguille Blanche di Peuterey. Percorrendo praticamente tutto l'itinerario in conserva arriviamo velocemente alla neve della Blanche e poi con qualche doppia ci ritroviamo al colle di Peuterey dove possiamo fare una meritata pausa prima di attaccare la parte finale dell'aerea cresta che ci porterà in cima al Monte Bianco di Courmayeur, cima che toccheremo all'una del pomeriggio (8 ore dopo aver lasciato il bivacco Craveri e praticamente dopo 24 ore effettive - tralasciando le ore di riposo al bivacco - dal fondovalle). Dalla cima del Monte Bianco scendiamo in 3 orette all'Aiguille du Midi dove abbiamo tutto il temo per prendere la funivia per scendere a Chamonix dove ci attende una meritata birra!
Non sono mai stato un fanatico delle corse al cronometro e anzi, in montagna mi piace prendere il tempo di gustare le salite e i momenti però questa volta abbiamo voluto provare a metterci in gioco e abbiamo provato una bella soddisfazione per essere riusciti a stare nel timing che ci eravamo prefissati, anche se il nostro tempo è lontano dall'essere un record e non è neanche degno di nota!


Enjembée alla Ottoz

I tiri impegnativi della Ottoz

Cima dell'Aiguille Noire! - Foto: F. Cazzanelli

Inizio di una lunga serie di doppie

Finalmente al bivacco!

Meritato riposo! - Foto: F. Cazzanelli

Alba su Courmayeur

Verso la Blanche

In cima alla Blanche

Doppie verso il colle di Peuterey

Pausa al colle al cospetto del Pilone! - Foto: F. Cazzanelli

Cima del Pilier d'Angle - attacchiamo l'ultima cresta nevosa verso la cima!

Cresta affilata - Foto: F. Cazzanelli

Cumbre!! - Foto: F. Cazzanelli

mercoledì 10 agosto 2016

MONTE BIANCO: CRESTA DEL BROUILLARD

L'estate 2016 sarà sicuramente ricordata per il meteo eccezionale e per le ottime condizioni generali su molti itinerari in alta montagna e non. Per noi "addetti ai lavori" ovviamente tutto ciò è stato davvero una manna sia dal punto di vista professionale che da quello personale per chi ha avuto la possibilità di prendersi lo spazio e il tempo per fare qualche salita per conto proprio. 
Io e Domi abbiamo approfittato anche della presenza dei nonni baby-sitters per concederci una bella salita su uno degli itinerari più selvaggi del Monte Bianco: la cresta del Brouillard.
Avendo solo un paio di giorni a disposizione decidiamo di salire il primo giorno direttamente ai bivacchi Eccles senza pernottare al rifugio Monzino. Partiamo di buon ora dalla Val Veny sapendo che quasi sicuramente i bivacchi saranno affollati. Arrivati al Monzino per colazione troviamo gli amici Lorenzo e Valerio: anche loro avevano in programma di salire agli Eccles per poi fare il giorno dopo la Bonatti al Pilier Rouge del Brouillard ma il gestore del Monzino gli ha avvisati dell'affollamento ai bivacchi e preferiscono passare la giornata al rifugio per poi tentare la salita in giornata partendo da lì. Io e Domi decidiamo di salire lo stesso: tanto si sa bene che il mese di agosto se fa bello è praticamente impossibile pretendere chi agli Eccles non ci sia gente! La salita ai bivacchi come al solito è quasi un'ascensione a sè stante: dal Monzino ci vogliono 4 ore attraversando pendii ripidi e un ghiacciaio bello tormentato per poter raggiungere queste due scatole di latta incastonate a 3.800mt, poco sotto il colle Eccles! Noi ci arriviamo nel primo pomeriggio e troviamo una bella sorpresa: nel bivacco superiore ci sono solo 2 persone e per noi ci sono due comodi letti liberi e tutto lo spazio per sistemare le nostre cose, cucinare e riposare in tranquillità. Non ci resta che ringraziare il gestore del Monzino, visto che grazie al suo terrorismo psicologico possiamo passare una notte super confortevole!!
Alle 3 del mattino seguente partiamo alla volta della cresta del Bruoillard. L'avvicinamento è tutt'altro che banale: dobbiamo attraversare un ghiacciaio ancora ben tormentato che ci costringe a una doppia su un seracco seguito da un bel traverso su terreno misto abbastanza delicato per poi salire un ripido canale che ci porta al cole Emile Rey a 4.027mt. Al colle troviamo due alpinisti ancora addormentati nei loro sacchi a pelo (evidentemente hanno bivaccato lì); i due ci dicono essere saliti lungo la cresta integrale del Brouillard e che però pensano continuare a dormire e scendere più tardi lungo il canale da dove noi siamo saliti senza proseguire perché secondo loro le condizioni non sono buone sulla cresta....A giudicare dalle loro facce ho l'impressione che più che un problema di condizioni dell'itinerario il problema sia fisico (hanno l'aria stravolta) e quindi io e Domi continuiamo la nostra salita lasciando i due a sonnecchiare al colle.
La cresta si attacca per una serie di diedri-camini di 3°-4° spesso bagnati e verglassati (e anche per noi non ci sono state eccezioni) per una lunghezza di un centinaio di metri. Superata questa prima parte più tecnica e delicata la cresta continua alternando faticosi ripidi pendii di neve a sezioni di facile arrampicata mista fino alla cima del Picco Luigi Amedeo (4.470mt). Da qui la salita diventa meno faticosa ma la cesta resta sempre abbastanza aerea e alterna qualche "sali e scendi" fino alla cima del Monte Bianco di Courmayeur dal quale si attraversa fino al Monte Bianco di Chamonix. Nel complesso si tratta di un'ascensione classica molto lunga e faticosa in ambiente davvero severo. Personalmente, anche se le difficoltà tecniche sono minori. ho trovate l'impegno globale della salita più alto rispetto alla cresta dell'Innominata. Domi è stata bravissima a non mollare mai fino in cima, nonostante non fosse gran che acclimatata e nonostante la fatica e l'impegno imposti dalla salita. Dieci ore dopo aver lasciato i bivacchi siamo in cima al Monte Bianco di Chamonix e per Domi è la prima volta in cima al tetto d'Europa, davvero niente male! Decidiamo di scendere per l'itinerario dei 3 monti e per le cinque del pomeriggio arriviamo all'Aiguille de Midi dove ci armiamo di pazienza e ci mettiamo in coda insieme a una miriade di turisti saliti per ammirare i panorami del Monte Bianco: incredibile il contrasto tra la solitudine di certi itinerari e la "civiltà"...



Salendo ai Bivacchi Eccles...

Salendo ai Bivacchi Eccles...

Pilier Rouge del Brouillard e cresta del Brouillard

Salendo ai Bivacchi Eccles...

La parte bassa dell'integrale della cresta del Brouillard

Relax in bivacco....

L'importante è non sporgersi troppo...


Quasi in cima al Picco Luigi Amedeo

Il Monzino è ormai un puntino nel fondovalle..

Cresta aerea...

La fatica si fa sentire

Vediamo la cima!

Ormai è quasi fatta!

Tetto d'Europa per Domi

Felici prima della discesa

























mercoledì 6 luglio 2016

DIAMANT DES FLAMMES DE PIERRE: LA REPRISE & ELAN VERTICAL

Dopo un lungo stop dovuto ad un "piccolo" infortunio non posso dire di no alla proposta di Bac di andare a scalare sul bel granito del Monte Bianco...Anche se la caviglia non è proprio al 100% penso che non ci sia niente di meglio per la fine di una convalescenza post-frattura! Al gruppo si aggrega anche Marco che non vedevo dalle ultime sberle prese a Ceuse e quindi una volta formato il nostro allego trio ci apprestiamo a passare il tunnel del monte bianco in un afoso pomeriggio di fine giugno.
L'idea iniziale era quella di salire al Requin ma la tanta neve sul percorso e il rifugio ancora chiuso ci fanno cambiare programma e scegliere una nuova destinazione: decidiamo di salire al rifugio della Charpoua! Per tutti noi si tratta della prima vota che saliamo in questo angolo del Monte Bianco e scopriamo con piacere che il posto è ancora poco frequentato e il rifugio è ancora all'antica: piccolo, spartano ma molto accogliente e con una "gestrice" che prepara ottime cene e dessert tutto rigorosamente fatto a mano!
ma torniamo all'arrampicata: il luogo è "famoso" per la celebre via "Salle athée" sull'Aguille du Moine: la via ci stuzzica ma decidiamo che per lei torneremo più tardi in stagione perchè al momento nella parte bassa c'è ancora abbastanza neve. Ci concentriamo quindi sulla bella parete delle flammes de pierre: più bassa e completamente secca. Il primo giorno ripetiamo la "classica " della parete, una via di Long e Vogler del 1991. La troviamo molto bella con uno stupendo tiro in fessura (il sesto), mai banale ma neanche estrema, perfetta per una "ripresa" appunto! Per il secondo giorno consultiamo gli schizzi delle varie vie nel rifugio e decidiamo di andare a ripetere "Elan Vertical", una via sempre firmata Vogler che a giudicare dallo schizzo presente nel rifugio presenta delle difficoltà più o meno simili a quelle de "La Reprise": la via si rivela in realtà bellissima, molto atletiche, con fessure e esposizione che da soli valgono il viaggio, ma l'impegno richiesto è decisamente più alto rispetto a "La Reprise" e in effetti su altre guide (come quella di Bassanini) le gradazioni sono ben differenti rispetto a quelle dello schizzo del rifugio! Nonostante la bella "sorpresa" ci divertiamo un sacco su questa via degna di 5 stelle e concludiamo in bellezza la nostra "jam session" sul granito del Bianco!

Qui di seguito riporto uno schizzo e una relazione delle due vie con i gradi che secondo me sono i più appropriati, visto che appunto non esiste una guida "ufficiale" della zona e le informazioni che si trovano in rete o in giro possono essere discordanti e indurre in errore.

SCHIZZO DELLE DUE VIE: IN VERDE "LA REPRISE" E IN ROSSO "ELAN VERTICAL"
RELAZIONE LA REPRISE:
(300mt, ED+, 7a+ max/6b obbl)

L0

L1
6a

6b/b+
Camino facile ma spesso bagnato, evitabile passando sulla cengia erosa a destra (come abbiamo fatto noi)
Dritto sulla verticale, non fare sosta a sinistra ma attraversare a destra e fare sosta 6/7 metri sopra.
L2
6c+
Dritto sulla verticale per una fessura/camino. Alla terrazza seguire la fessura di destra : sostenuta con il passaggio chiave che si protegge bene con un camalot n°1 (o 0,75 poco più sotto).
L3
6c
Attraversare a destra per seguire una fessura che poi diventa un diedro : non salire fino in cima al diedro ma poco prima della sua fine attraversare a sinistra per raggiungere una piccola cengia dove c’è la sosta.
L4
6b+
Partenza nel diedro evidente dal quale si esce sulla destra. Poi continuare sulla verticale e arrivati ad una zona verticale/strapiombante non andare a destra dove si vedono degli spit (altra via) e neanche continuare per la fessura/lama strapiombate alla base della quale c’è un friend incastrato : all’altezza del friend incastrato stare a sinistra sulla placca grigia nella quale ci sono 3 spit (poco visibili) che proteggono bene la progressione.
L5
6a+
Leggermente a sinistra : non fermarsi alla sosta a chidi poco sopra ma continuare sempre leggermete sulla sinistra per raggiungere una rampa che porta alla sosta successiva.
L6
7a+
The longueur. Tiro chiave : continuare per qualche metro lungo la rampa obliqua per poi attaccare l’evidente fessura che solca la parete sulla sinistra : la prima parte ha degli incastri di dita con piedi non ottimali, poi diventa più facile pur rianendo sempre sostenuta.
L7
6c
Corto tiro con passaggio di passaggio intenso in fessura ben protetto da 2 spit.Départ délicat protégé par 2 spits puis plus facile. Courte longueur.
L8
6a 
 Salire prima sulla destra e poi attraversare a sinistra in direzione della cima : sosta di calata appena sotto la cima o direttamente in.

Discesa:
Doppie lungo la via
Materiale:

·         Serie di friend fino al numero 3BD raddoppiando fino al numero 1. Serie di micro e qualche nut

R
    RELAZIONE ELAN VERTICAL:
    (250mt, ABO-, 7b max/6c obbl.)
   
L1: 6c -  Partenza su fessure sporche, con un po' d'erba. Poi fessura di dita/mano infine uscita con due spit abbastanza lontani, tiro impegnativo psicologicamente, difficile da proteggere.
L2: 7b - Si aggira la scaglia e si affronta la dura dulfer in strapiombo, spit e chiodi in posto che indicano facilmente la via.
L3: 7a - Splendida dulfer in strapiombo con tetto finale – 4 spit
L4: 7a - 50m di fessura verticale con passaggi ad incastro a volte non banali...magnifica!! qualche spit a proteggere i passaggi più esposti
L5: 6b+ - Il grado scende ma l'impegno è comunque alto: due spit in partenza, poi fessura-camino che si protegge bene con friend grossi (utile il 4BD) e infine uscita su fessura verticale tecnica.
L6: 6b+ - Splendida dulfer su pilastrino con uscita sul torrione
L7: 5 - Per arrivare alla cima...

Discesa:
Doppie lungo la via
Materiale:
·   Serie di friend fino al numero 4BD raddoppiando fino al numero 1 (Il 4 utile sul sesto tiro ma non indispensabile). Serie di micro e qualche nut


"apres l'effort le reconfort" - refuge de la Charpoua
Panorama dal rifugio


Panorama dal rifugio


Panorama dal rifugio


Si scala!

Primi tiri de "La Reprise"


Pen'ultimo tiro di "La Reprise"


Cumbre!


Primo tiro expo di "Elan Vertical"


"Elan Vertical" -secondo tiro


"Elan Vertical" - secondo tiro


"Elan Vertical" - terzo tiro


"Elan Vertical" - magnifico quarto tiro


"Elan Vertical" - quinto tiro

"Elan Vertical" - quinto tiro


"Elan Vertical" - quinto tiro


"Elan Vertical" - discesa in doppia


Il rifugio (Foto: E. Turnaturi)


Il sottoscritto (foto E. Turnaturi)
Il sottoscritto (foto E. Turnaturi)

Marco sugli strapiombi di "Elan Vertical" (foto E. Turnaturi)