giovedì 4 settembre 2014

GRANDES JORASSES NORTH FACE - VIA COLTON MACINTYRE (EPILOGO!)

Dopo l'ultima disavventura sulla parete nord delle Jorasses ci eravamo riproposti di non intestardirci e di ritornare qui solo nel caso in cui le condizioni fossero realmente favorevoli....e ironicamente alla fine di quest'estate bizzarra, dopo un paio di mesi di freddo e precipitaizoni continue, la parete si ritrova in condizioni eccezionali, con tutte le linee perfettamente formate!....Io e Lorenz non possiamo far finta di niente dopo aver letto delle prime ripetizioni della Colton MacIntyre e così dopo il Pesce, nonostante l'incombere del modulo roccia, decidiamo di far riposare le scarpette e riaffilare picche e ramponi: alla prima finestra di bel tempo si va!
L'occasione non tarda ad arrivare e così ci ritroviamo per la quarta volta a preparare gli zaini al parcheggio di Planpincieux ammirando le Jorasses e la lunga discesa della normale italiana. Questa volta decidiamo di lasciare le macchine in italia e di tentare di passare il tunnel in autostop evitando così i 4 passaggi che sarebbero necessari per portare una macchina a Chamonix e per andare a recuperarla il giorno dopo. Siamo anche fortunati e dopo esserci fatti deridere da diversi automobilisti e camionisti, un ragazzo decide di fermarsi e farci il gran favore di protarci fino a Chamonix. Qui prendiamo il trenino dei Montenvers e cominciamo la salita per il rifugio del Leschaux dove arriveremo nel tardo pomeriggio e dove troveremo il "pienone", inevitabile dato il bel tempo e le condizioni della parete.


Le Jorasses sbucano tra le nuvole mentre arriviamo al Leschaux

Ultimi metri mentre la zuppa del rifugio ci aspetta!

La parete nord delle Jorasses al tramonto ha il suo perchè!

A mezzanotte siamo tutti già in piedi a far colazione e, da non crederci, ci sono una decina di cordate dirette alla Colton Mac Intyre!!!!....in condizioni normali con un tale affollamento su una via avremmo cambiato itinerario ma qui si tratta della Colton e  non possiamo farci scappare l'occasione: così partiamo di corsa in modo da essere tra i primi ad attaccare la parete. L'avvicinamento fila via liscio e come al solito i primi problemi arrivano al passaggio dell'immensa terminale: proviamo a passare a destra ma qui è molto più dura di quando eravamo passati due mesi fa, decidiamo allora di fare un tentativo al centro dove già gli altri ci avevano anticipato: anche qui però una muraglia ghiacciata ci sbarra la strada e dove sembra più facile c'è già la coda al nostro arrivo.....sappiamo bene che perdere troppo tempo qui potrebbe significare giocarsi la via e che avere troppa gente davanti significa prendersi blocchi in testa per tutto il giorno: decido allora di fare un tentativo un po' più a sinistra e mi sparo un bel tiro su ghiaccio leggermente strapiombante, molto fisico ma almeno è ghiaccio,non nevaccia inconsistente!..Le picche tengono bene e con qualche pompata di braccia mi ritrovo fuori dalla terminale dove faccio sosta vicino alla prima cordata uscita da parte a noi: recupero Lorenz e siamo in pole position verso la Colton!! Saliamo veloci il pendio sopra di noi che questa volta è in neve e i polpacci soffrono molto meno rispetto al nostro ultimo tentativo; arrivati alla goulotte mediana non perdiamo tempo e la saliamo facendo un paio di tiri nel tratto più ripido e poi via di conserva lunga fino al tiro chiave che questa volta è formato, eccome se è formato!!... Prima che Lorenz parta sul tiro guardiamo l'orologio: sono le 8 di mattina e siamo già qui!!


Risalendo il primo pendio verso la goulotte centrale

 Lorenz parte sul tiro che in queste condizioni si rivela davvero bello e tecnico, un vero piacere da scalare, senza essere mai estremo. Mentre lui sale io guardo alla mia destra e vedo la goulotte della variante Alexis che in queste condizioni sembra quasi innocua, ma ripensando a quando l'avevo salita solo un paio di mesi fa (vedi episodi precedenti) mi vengono ancora i brividi!


Il tiro chiave in super forma....da solo vale il viaggio fin qui!


La variante Alexis alla nostra destra

Superato questo tratto ripartiamo ancora in conserva per attraversare l'ultimo icefield della parte superiore della via. Arriviamo alla headwall e qui seguiamo la goulotte di "extreme dream", anche questa ben formata. Prima che la goulotte termini in un diedro poco consigliabile tagliamo a sinistra e con un tiro in traverso  arriviamo allo sperone Walker; da qui seguiamo il filo dello sperone ancora per un centnaio di metri fino ad arrivare in cima: dopo l'esultanza, le strette di mano e gli abbracci guardiamo ancora l'orologio e increduli leggiamo sul display 3 p.m., davero meglio di ogni più rosea previsione!!


L'icefield della parte superiore
Sulla goulotte "extreme dream"
Finalmente lo sperone Walker!

Ultimi tiri verso la vetta

Cumbre!!

Per me è la seconda volta negli ultimi due anni in cima alla punta Walker delle Grandes Jorasses ma mettere i piedi su questa cima è sempre qualcosa di speciale: tutta la fatica della salita si dissolve nella bellezza del paesaggio e passare dall'obra della parete nord al sole e al caldo dell'altro versante è come rinascere. Di sicuro questa salita è stata tecnicamene meno difficile, meno lunga e meno famosa della nord dell'Eiger ma considerando le difficoltà per l'accesso e la discesa ne fanno secondo me una salita dal sapore ancora più selvaggio....la storia poi che noi abbiamo avuto con questa parete forse rende il mio parere un po' di parte...di sicuro qui ho imparato molto (anche a mie spese) sulla montagna, sulle condizioni, sulle scelte da fare e le loro conseguenze....detto questo qui restano ancora tante linee da scoprire e esplorare con cui misurarsi e imparare!
 Dicevo prima della discesa: eh sì, perchè dopo la cima bisogna anche scendere e solo chi l'ha fatta sa quanto questa sia lunga e sfiancante: Rocher Whymper, Rocher du Reposoir, il ghiacciaio, il Boccalatte e infine il sentiero che scende a Planpincieux che sembra non finire mai.....a mezzanotte arriviamo alla macchina, dove completiamo la nostra "24 hours non-stop"! Troppo stanchi per cercare un bar aperto ci buttiamo in macchina per dormire qualche ora prima di metterci al volante verso casa, i festeggiamenti sono solo rinviati a momenti di maggiore lucidità mentale!!







lunedì 25 agosto 2014

MARMOLADA PARETE SUD - VIA ATTRAVERSO IL PESCE

Un'estata davvero difficile quella del 2014: per tutto luglio e agosto non facciamo altro che prendere acqua, neve e bufere varie....e per la nota legge di Murphy durante i pochi giorni di sole disponibili si è costretti a lavorare! Pareti e falesie sono mediamente agnate fradice e quindi non resta che cercare posti a sud che asciugano in fretta.....e cosa ci meglio delle belle placche della sud della Marmolada? E' già da un po' che Lorenz ha in mente di andare a fare il pesce e ai primi due giorni di bello (e probabilmente anche gli unici del mese di agosto) decidiamo di provare.
Finalmente arriva la piccola finestra di sole che aspettavamo: ben due giorni di bello prima del ritorno degli acquazzoni! Decidiamo saggiamente di lasciare il primo giorno di sole per permettere alla parete di asciugare per bene e di attaccare la via il solo il secondo giorno scegliendo l'opzione di salire in giornata e di calarci dalla cengia al termine delle difficoltà. Ovviamennte la salita fino in cima avrebbe tutto un'altro sapore ma i camini in uscita dalla via sono tutti fradici e la perturbazione che incalza non ci lascia un giorno in più per bivaccare in cengia e uscire in cima, quindi si opta per la salita veloce e leggera con discesa in giornata!
Alla fine si aggregano anche Bac e Andre: siamo quindi in 4 divisi in due cordate. 
La mattina forse oziamo un po' troppo e attacchiamo la via che ormai sono le sette: cerchiamo di recuperare il tempo perso andando il più veloce possibile sui tiri facili inziali ma correre è difficile quando non si conosce la via e il materiale in loco (a parte le soste) è praticamente insesistente! Per fortuna la relazione dettagliata di Luca Leoni scaricata da internet ci aiuta ad andare sicuri senza mai perdere la retta via. Verso le tre del pomeriggio arriviamo al tiro del diedro svaso e già da un po' ci eravamo resi conto che l'ingaggio qui non è affatto da sottovalutare e che la valutaizone "R4" nonchè la fama della via sono del tutto meritati! Lorenz parte sul questo mitico nonchè fotografatissimo tiro e passa sul tratto chiave tirando un solo cliff, ritenendo saggiamente che il volo sul cordino marcio del tricam incastrato che protegge questo tratto non sia del tutto consigliabile: io da secondo riesco a scalare l'intero tiro in libera e ne confermo la bellezza dei passaggi tecnici e di precisione su roccia spettacolare! Poi tocca a me il tiro per arrivare nella nicchia del Pesce: anche qui un cliff mi aiuta a superare in sicurezza un passaggio abbastanza cattivo di dita e con un bel "runout" su difficoltà contenute ma non banali (sul 6b) arrivo nel cuore della mitica nicchia a forma di pesce. Bac e Andre nel frattempo seguono aiutati dalle nostre "dritte" ma decidono di calarsi dalla nicchia per non fare tardi all' happy hour.....Io e Lorenz invece decidiamo di continuare dato che in noi la cultura dell'happy hour non è così radicata come nei cuneesi!
I primi due tiri dopo la nicchia si rivelano entrambi molto ostici (la relazione li definisce a ragione il tiro più duro e il tiro chiave della via): Lorenz passa sul tiro più duro grazie a delle belle ragliate e a un cliff provvidenziale e idem faccio io sul tiro chiave! Felici di aver passato la sezione più dura della via ci avviamo fiduciosi verso la cengia ma il tiro del pendolo ci impegnerà ancora non poco (forse anche per la stanchezza) prima di uscire dalle vere difficoltà. Cominciamo le doppie che ormai è buio e arriveremo alla macchina solo all'una di notte. 
Ci riteniamo davvero fortunati di essere riusciti a fare una via di tale bellezza e impegno: ovviamente la salita in libera e a vista sarebbe è un'impresa di tutt'altro valore ma pensando che il primo di cordata ha utilizzato un solo cliff per azzerare 4 passaggi in tutto e che il secondo di cordata ha sempre scalato in libera, ritengo che non sia andata poi tanto male...per me poi che ero all'esordio in Marmolada è stata davvero una "super experience" e la voglia di tornarci per conoscere anche le altre linee è ora davvero tanta!

All'alba verso l'attacco della via

Sui primi tiri
Quando arriva il nebbione non fa caldissimo!
Andrea Prette in azione sulle placche del pesce
Bac alias Enrico Turnaturi ci segue!
Lorenz sul bellissimo tiro del diedro svaso
Il tiro del diedro svaso visto dall'alto

Lorenz arriva emozionato nella nicchia del pesce!
Sugli ultimi tiri verso la cengia

martedì 24 giugno 2014

GRAND CAPUCIN: VIA BONATTI

Con Mago Ricky e Max decidiamo di approfittare del week end di bel tempo per una bella dose di granito sul Monte Bianco: destinazione quindi i satelliti!....Il meteo promette sole fino a domenica sera e noi partiamo con la prima funivia di sabato con tanto di tende e materiale da bivacco in previsione di fermarci a dormire alla base del Cap sabato sera. 
Sabato arriviamo all'attacco abbastanza tardi e sulla parete c'è già ressa!...La via degli Svizzeri è a dir poco intasata e quindi decidiamo di optare per la Bonatti, via che io personalmente avevo già fatto ma che tutti gli altri ci tengono a fare, quindi mi adatto sapendo che comunque una via al Capucin è sempre una via al Capucin, anche se già fatta! 
Partiamo facendo il giro dalle cenge e atacchiamo la via che ormai è mezzogiorno: la giornata sarà lunga!! Facciamo due cordate: io con Rick e Mago con Max. Parto sul primo tiro e indovina chi ti trovo in sosta?....Sonnie Trotter!!....Faccio finta di niente e comincio a scambiare due parole: da dove venite? (come se non lo sapessi!!) Vi piace qui? Qanti giorni vi fermate?....Poi arriva in sosta anche il suo socio: Tommy Caldwell!!!...no comment!
Noi continuiamo a sinistra sulla Bonatti mentre loro partono a destra sulla Voie Petit....Qualche tiro dopo io sono ancora in sosta e pochi metri alla mia destra mi vedo il buon Tommy impegnato sul tetto di 8b della loro via: spettacolo!!....Mi aggiungo ai vari "C'MON!!!" che arrivano dal basso e lui quasi riesce a passare a vista....poi si studia il passo come io farei su un tiretto in falesia....tra me e me penso che solo questa scena è valsa il viaggio fino qui oggi!
Poi perdiamo di vista il team americano e continuiamo per la nostra via: il tiro di 7b è fradicio ma si passa in A0, riusciamo a superare una cordata di francesi che definirli cadaveri è poco, in cima io mi infilo su per una fessura che ci avrebbe portato fuori via ma riesco a rimediare all'errore, poi su il più veloce possibile perchè le ore di luce scarseggiano....alla fine per le 8 di sera sbuchiamo in cima al Capucin....Mago e Max invece rinunciano verso metà: preferiscono prendersela con calma oggi. Verso le 10 posiamo i piedi di nuovo alla base del Grand Cap, praticamente insieme al team americano e io continuo a fare lo sbruffone  :"Hey guys!! Did you enjoy?...." In breve dopo una buona zuppa ci infiliamo nei nostri sacchi a pelo: di notte sentiamo i francesi che avevamo superato passare vicino le nostre tende (sono le 3 di mattina: per fortuna che siamo riusciti a superarli!!). Il giorno dopo scopriamo che anche nel 2014 le previsioni possono toppare alla grande : nevica e tira vento, non ci resta che fare i bagagli e tornare a casa!

Ricky sui primi tiri

Tommy Caldwell sbuca dal tetto!!



Ancora Tommy Caldwell in azione sulla Voie Petit- Dente del Gigante e Jorasses sullo sfondo



Fine della sezione dura per Tommy Caldwell



Il tiro di 7b in versione cascata
Taurina sulla via verso la cima del Cap
Si vede la fine!
Ultimo tiro
Tramonto sull'Aiguille Vert dalla cima del Grand Capucin


martedì 17 giugno 2014

GRANDES JORASSES NORTH FACE - COLTON MACINTYRE - 3°EPISODIO


Sì, ancora una volta ci ritroviamo alla base di questa spettacolare parete per tentare la Colton McIntyre che già mi costò una bella distorsione non così tanto tempo fa....la caviglia fa quasi male man mano che ci avviciniamo alla parete: non so se per suggestione o cosa ma forse le Jorasses vogliono dirci che non è ancora il momento giusto....io faccio finta di non sentire e ci addormentiamo fiduciosi all'invernale del Leschaux prima che la svegli suoni a mezzanotte.
Questa volta con noi (io e Lorenz) c'è anche Bac, una new entry nel team jorasses, Ale ha preferito fare altro. Arriviamo alle 3 del mattino alla terminale che dall'ulitmo tentativo non è cambiata, è sempre immensa:  questa volta però passiamo vicino alle rocce di destra e, anche se con qualche brivido e qualche ricordo nefasto, ci ritroviamo sul pendio iniziale della Colton!  
Fa caldo, ma almeno il ghiaccio è morbido e le picche fanno bene il loro lavoro, solo i polpacci soffrono appena la neve lascia il posto al ghiaccio nero....Saliamo bene alternandoci al comando e all'ora in cui la gente normale si sta probabilmente degustando un buon cappuccino in terrazza dopo una notte di meritato riposo, noi stiamo uscendo dalla goulotte centrale che da' l'accesso al tiro chiave della via. Qui arriva un altro avvertimento: fino ad ora intorno a noi non si è mosso nulla, nonostante il caldo la parete sembra ibernata; improvvisamente però, un piccolo sasso proveniente da chissà dove lassù scende veloce verso di noi e colpisce Bac in pieno sul casco mandandolo in frantumi: io e Lorenz assistiamo increduli ai pezzettini aracioni del casco di Bac che ci passano accanto. Fortunatamente Bac non ha nessuna conseguenza, a parte l'esperienza poco piacevole. Pensiamo comunque che nella sfortuna siamo stati fortunati: se il sasso avesso colpito Bac in qualsiasi altro posto al difuori del casco avrebbe senz'altro avuto conseguenze molto peggiori! Decidiamo comunque di continuare verso il tiro chiave: sappiamo bene che una volta superato questo tiro ci si sarebbe aperta la parte alta della parete e la via verso la cima. Questa parte della via però è davvero secca: il tiro classico è inesistente mentre la variante Alexis è veramente DRY!!...Decido di partire io. Il tiro è molto precario, poco ghiaccio, agganci davvero minimi per le picozze e con poche possibilità di proteggersi. Ci fossimo trovati su qualsiasi altra via penso che non ci avrei neanche provato a passare, ma qui un tentativo dovevo farlo: mi ingaggio in un paio di runouts su passaggi davvero aleatori e su protezioni altrettanto aleatorie, di sicuro il tiro più psicologico che abbia mai fatto fin ora,  ma alla fine, dopo un'ora di lotta e senza tanto sapere come, mi ritrovo in cima alle difficoltà!! So cosa significa e so che da adesso la cima è davvero più vicina!...Sono indeciso se fare sosta subito o se salire ancora qualche metro per vedere se c'è un posto più comodo....decido di salire ancora qualche metro: muovendomi tocco qualcosa, sono su ghiaccio ma forse un piede urta il bordo della goulotte, o forse un blocco di ghiaccio staccato dalle picche va a urtare qualcosa, non lo so davvero ma sento gridare sotto di me, mi giro e vedo Lorenz e Bac travolti da una specie di "microonde" che in qualche modo sono stato io a far cadere.....Lorenz grida dolorante, Bac sembra andare meglio, temo il peggio....mi fermo su una buona vite e cerco di capire come stanno: Lorenz è stato preso su un piede,  Bac su una mano.... Aspetto qualche minuto per lasciare che la botta passi e vedere come reagiscono: la mano di Bac si gonfia e fatica a muoverla, il piede di Lorenz sembra andare meglio, può appoggiarlo e muoverlo....Comincio subito a preparae un abalkov per scendere da loro e recuperare il materiale sul tiro: questo per me è l'ultimo avviso della montagna, inutile intestardirsi!...L'elisoccorso della Gendarmerie di Chamonix ci recuperarà nel giro di 10 minuti dopo aver ricevuto la nostra chiamata e in men che non si dica ci ritroviamo nel piazzale della loro base dove un dottore visita Lorenz e Bac: a detta sua sembrano due grosse botte senza eccessive conseguenze ma solo una radiografia potrà individuare eventuali microfratture....Alla fine entrambi se la caveranno con una settimana di riposo (niente di rotto) e il sottoscritto tirerà un gran sospiro di sollievo....mentre le Jorasses probabilmente stanno sghignazzando beffarde!

La parete vista dal rifugio Leschaux (foto by Enrico Turnaturi)

Bac segue sul primo pendio
Lorenz verso la goulotte centrale

Bac sulla goulotte centrale

Bac sull'uscita della goulotte...appena prima di frantumare il casco!

Il sottoscritto sulla variante Alexis in condizioni very dry! (foto by Enrico Turnaturi)

giovedì 15 maggio 2014

ULTIME CURVE DELLA STAGIONE

Con il mese di maggio posso dire di aver chiuso la stagione sciistica: dopo l'Eiger, per riprendere confidenza con gli "assi", mi concedo durante le vacanze pasquali una due giorni sugli Ecrins, con salita al Dome de Neige - ambiente grandioso dominato da seracchi davvero minacciosi (in salita il nervosismo era "palpabile") ma con la fortuna di fare la discesa in mezzo metro di powder d'aprile!! Poi pochi giorni dopo saliamo in giornata dal Diavolezza con Gigi e la cumpa di Pietro suo cugino sul Palù in una giornata di tempo un po' variabile con nebbia e un po' di vento ma anche qui l'ambiente è spettacolare e la sciata nel complesso piacevole su neve non male.....poi finalmente arriva al temuto modulo di scialpinismo di metà maggio!...Una settimana di scialpinismo con base in valle d'Aosta dove ci siamo pappati giornate d'esame d'ambiente, esame di didattica e formazione finale aineva sulla stabilità del manto nevoso; per il report dettagliato rimando all'articolo scritto su planetmountain dal nostro benamato direttore (davvero ben scritto e con foto spettacolari!):  http://www.planetmountain.com/News/shownews1.lasso?l=1&keyid=41821  ...Insomma, una settimana senz'altro intensa che fortunatamente si è conclusa bene dato che sono riuscito a passare il modulo e quindi a fare un'altro bel passo in avanti verso la "patacca" d'aspirante: prossima tappa il modulo d'alta montagna ai primi di luglio!!
Adesso gli sci sono già appesi in garage con un bello strato di sciolina sulle solette e mi sa che non usciranno di lì almeno fino a dicembre! In compenso le scarpette d'arrampicata sono sempre più calde e c'è anche un bel project d'alta montagn in cantiere: stay tuned!

Giochi di luce sugli Ecrins

Il Dome e la Barre all'alba

I seracchi che minacciano la traccia di salita al Dome des Neiges

Salita al Dome des Neiges
Vista sul Badile in vesti praticamente invernali

Salita al Piz Palù
Trai seracchi del Palù (foto by Luigi Strada)
Foto di vetta al Palù nella nebbia
In salita verso l'Aiguille du Tacul  - Monte Bianco, modulo scialpinismo AGA
Salita verso la spalla nord ovest dell'Aiguille du Tacul  - Monte Bianco, modulo scialpinismo AGA

sabato 19 aprile 2014

EIGER NORDWAND - VIA HECKMAIR

Difficile descrivere un’esperienza vissuta sulla parete nord dell’Eiger: il mito di questo luogo, la storia che c’è dietro la conquista della parete stessa, le avventure che generazioni di alpinisti hanno vissuto qui….per me, come penso anche per molti altri amanti di questo sport, riuscire un giorno a scalare questa parete è sempre stato un sogno, un sogno che poi improvvisamente si è realizzato. Mentre preparavo lo zaino per partire però, avevo davvero paura di una cosa: di rimanere deluso! Sì, perché purtroppo la mia piccola esperienza di vita mi ha insegnato quelli che definiamo sogni, una volta raggiunti o realizzati spesso non si rivelano all’altezza delle aspettative, lasciano un po’ di amaro in bocca….beh, non è stato il caso dell’Eiger: la parete è a dir poco strepitosa, enorme, cattiva, selvaggia e la via è galattica, bellissima in ogni sua sezione, difficile, severa, richiede preparazione fisica e tecnica e concentrazione dal primo all’ultimo tiro….insomma, un vero e proprio sogno, nessuna delusione, 100% di soddisfazione pura nel mettere i piedi su quella cima! Poi tutto il resto è semplicemente cronaca, interessante forse, ma difficile che possa rendere l’idea dell’esperienza vissuta. 

Dopo il Fil a Plomb avevo comunque continuato  a pensare all’Eiger e appena vedo che il meteo concede una finestra di tempo perfetto tra mercoledì e giovedì mi sento con Lorenz per vedere se si riesce ad organizzare. La sua mano non è ancora guarita ma va meglio, però lui mercoledì è incasinatissimo col lavoro e anch’io pensandoci mercoledì ho un impegno che non posso proprio spostare, però da venerdì arriva una brutta perturbazione, quindi prendiamo una decisione unanime: stiamo parlando dell’Eiger, al diavolo tutto e si parte!!..e così sfruttiamo al massimo la giornata lavorativa di martedì per poi ritrovarci a Como all’una di notte (sì, all’una di notte!!) per patire alla volta di Grindelwald. Arriveremo a Interlaken alle 4.00 di mattina e decidiamo saggiamente che è meglio fermarsi qui a dormire un paio d’ore e prendere il treno direttamente da qui senza salire fino a Grindelwald. Così il giorno dopo (si fa per dire), ci svegliamo alle 6.00 per prendere il primo treno in direzione della stazione dell’Eigergletscher, dove sfrutteremo tutto il tempo del viaggio per recuperare un po’ di sonno. Partiamo con calma e arriviamo rapidamente al cospetto della parete.

In cammino verso la Nordwand!

Pendii iniziali


Saliamo in fretta la prima parte e in prossimità della fessura difficile incontriamo nientepocodimenoche Cristoph Hainz che sta facendo delle foto e video con un fotografo italiano. Poi sulla fessura difficile vediamo impegnato un team di atleti Mammut, anche loro stanno girando un film della salita della via Heckmair, che livello!! Sfortunatamente però davanti a noi abbiamo anche una cordata di austriaci estremamente lenti che ci costringono ad un’ora di attesa prima di poter attaccare la fessura difficile: per fortuna però riusciamo a passarli sui nevai successivi! Saliamo il più veloce possibile: traverso Hinterstoisser, primo nevaio, secondo nevaio e infine bivacco della morte dove il team Mammut si è già preso i posti migliori, a noi resterà un angolino dove appoggiare il sedere e passare una notte fredda e scomoda, per fortuna almeno ci offrono una birra! Arriva la notte e vediamo in basso le frontali dei due austriaci che avevamo passato la mattina: li vediamo salire per un po’ e poi tornare inesorabilmente (e saggiamente) verso la base della parete…

Sulle prime difficoltà

Salendo il primo nevaio

I tiri dal primo al secondo nevaio

Bivacco della morte e rampa in vista!!

Attraversando il secondo nevaio

Arrivo al bivacco della morte

Notte fredda al bivacco della morte!

Il giorno dopo ripartiamo alle 6 e ci pappiamo tiro dopo tiro tutta la parte alta della via: rampa, fessura friabile, traverso degli dei, ragno, fessura di quarzo, camini di uscita, pedii finali, cresta Mttelegi e infine alle ore 18.30 la cima!!...Abbiamo buon margine per ridiscendere la parte alta della via normale con la luce e alle 21.30 siamo di nuovo giù alla stazione dell’Eigergletscher a cucinarci le ultime zuppe rimaste e a finire i rimasugli di cibo ancora superstiti. Il giorno dopo il cielo si ingrigisce fin dalle prime ore del mattino, segno che la perturbazione non tarderà ad arrivare, ma a noi ormai importa poco: grazie Orco per averci concesso questi due giorni di pura libidine!

In uscita dal tiro duro della rampa

Lorenz sul tiro finale della rampa
La rampa vista dall'alto

Il traverso verso la fessura friabile

Fessura friabile
Verso i camini di uscita

Verso la parte finale della via, appena attraversato il ragno

Uscita dal tiro della fessura di quarzo

Uscita dai camini finali

I pendii finali

Cresta Mittelegi
Cumbre!!