martedì 25 febbraio 2020

Beta Block Super - Kandersteg


In questo strano inverno le temperature sempre più calde non hanno di sicuro favorito le condizioni per l’ice climbing, però in alcuni luoghi la natura ci ha concesso di assistere ancora una volta alla formazione di strutture spettacolari. Uno di questi posti è il Breitwangflue a Kandersteg e in particolare la famosa Beta Block Super si è formata con condizioni davvero perfette.  Aperta l’8 gennaio 1998 da Robert e Daniela Jasper questa cascata è per gli amanti di questa disciplina un vero e proprio capolavoro della natura, poco importa il grado e la difficoltà.
Insieme all’inossidabile Bac decidiamo di lanciarci verso Kandersteg sfruttando una “finestra” di un paio di giorni liberi per entrambi nella frenetica stagione invernale. Sapevamo che la cascata era stata salita diverse volte durante le settimane precedenti ma avevamo comunque qualche dubbio sull’evoluzione delle condizioni su una struttura così incredibilmente verticale e a tratti addirittura strapiombante. Le basse temperature degli ultimi giorni ci davano fiducia e così decidiamo di tentare e intraprendere il lungo viaggio verso Kandersteg.
Arriviamo all’alba all’attacco della cascata ma comunque non abbastanza presto: c’è già una cordata di due polacchi arrivati prima di noi che sta preparandosi per partire. Appena capisco che si tratta di Polacchi penso subito a una persecuzione…ma spero che questi due siano diversi dai soliti polacchi…purtroppo non sarà così…
Decidiamo comunque di concentrarci sulla bellezza della cascata, le condizioni sembrano perfette, siamo davvero fortunati a essere qui oggi!! I polacchi sono comunque lenti, uno di loro in particolare davvero troppo lento. Provo a superarli ma il polacco più veloce si arrabbia come un toro e minaccia rissa. Decido di starmene buono ma gli faccio capire che se fa andare da primo ancora il suo socio tartaruga non aspetterò più dietro di loro. Da quel momento in poi la cascata la tirerà tutta lui! I polacchi ci bersagliano anche con blocchi di ghiaccio dall’alto e riusciranno addirittura a sfondare il caso di Bac ma decidiamo di non farci rovinare la giornata. Ci godiamo la salita facendo lunghe pause e approfittandone per fare tante foto. Le più belle foto sono quelle di Bac, ormai fotografo semiprofessionista…Davvero una salita incredibile, se avessimo saputo cosa sarebbe successo un mese dopo probabilmente ci saremmo fermati una settimanina a scalare tutte l linee di misto del Breitwangflue, invece ignari di tutto siamo rientrati la sera stessa per riprendere a lavorare il giorno dopo…


Breitwangflue - Foto: Enrico Turnaturi

Ci prepariamo - Foto: Enrico Turnaturi

Quasi arrivati - Foto: Enrico Turnaturi
Bac sul terzo tiro
La candela del tiro chiave, capolavoro della natura - Foto: Enrico Turnaturi

Sempre sul tiro chiave - Foto: Enrico Turnaturi

Bac si gode un po' di verticalità
Sempre gas - Foto: Enrico Turnaturi

Selfie di vetta

Discesa altrettanto spettacolare
Ultime luci sul Breitwangflue -Foto: Enrico Turnaturi

Bye Bye Kandersteg - Foto: Enrico Turnaturi

lunedì 17 febbraio 2020

PIRMO CONCATENAMENTO INVERNALE CERVINO-GRANDES MURAILLES

Questo strano inverno ci ha concesso qualcosa di veramente eccezionale: il primo concatenamento invernale di Cervino e Grandes Murailles!

Dal 20 al 23 gennaio io e François siamo riusciti a concatenare tutte le creste che fanno da contorno a Cervinia realizzandone anche la prima attraversata invernale integrale!!

Per maggiori informazioni vi consiglio di leggere la bella intervista da noi concessa a Planetmountain al seguente link:
https://www.planetmountain.com/it/notizie/interviste/cervino-grandes-murailles-intervista-francois-cazzanelli-francesco-ratti-concatenamento-invernale.html



martedì 4 febbraio 2020

NUOVE VIA SULLA ROISETTE

In questo periodo di preparazione per il nostro grosso progetto invernale, in attesa che le condizioni sul Cervino e Grandes Murailles divengano ottimali per il nostro tentativo, io e François ci siamo divertiti a esplorare una montagna "di casa": la punta Roisette.
La Roisette è una bella piramide situata proprio sopra casa mia e la conca di Cheneil. Si tratta di una montagna che come guide saliamo spesso dal versante sud dove i dolci pendii si prestano a delle belle gite scialpinistiche. La parete ovest invece rappresenta una bastionata verticale di roccia in generale poco solida che però nella stagione più fredda viene resa più compatta dalla presenza di neve e ghiaccio e diventa un buon terreno per allenarsi sul misto. Su questa parete nella storia erano stati tracciati itinerari estivi di roccia che però negli anni erano stati abbandonati a causa della friabilità della parete e di conseguenza della sua pericolosità nella stagione estiva. La nostra idea è stata quindi quella di rivalutare questa parete in chiave invernale dove praticare le moderne tecniche di arrampicata su ghiaccio e misto.
La prima via che abbiamo aperto sulla parete percorre l'evidente canale che sale a sinistra della parete: ne è uscita una via molto interessante senza essere estrema, con due tiri di misto molto divertenti e non banali, mentre nella parte alta il canale diventa più facile ma sempre con una certa pendenza su neve e qualche saltino di roccia che richiedono sempre una certa attenzione. Questa via abbiamo deciso di dedicarla al nostro caro amico Federico Daricou tragicamente mancato sul Gran Combin quest'anno e al suo cliente caduto insieme a lui in questo tragico incidente. Ciao Fede, ci manchi e sei sempre nei nostri pensieri!
La seconda via invece parte in un evidente camino che solca la parete nella sua parte centrale, per poi piegare a destra nella parte alta dove le difficoltà si fanno via via più impegnative e la scalata decisamente più delicata. Questa via abbiamo deciso di chiamarla "Doppio Zero", un po' perché ci ricorda un'altra via che non abbiamo ancora terminato e che abbiamo iniziato con un'altro caro amico che è purtroppo anche lui scomparso da poco, quando la termineremo sveleremo i dettagli. 
Ecco qui sotto le relazioni delle vie e qualche foto, nella speranza di suscitare la curiosità e la voglia di qualche alpinista di venire a scoprire questo interessantissimo angolo della Valtournenche!

Doppio Zero

Goulotte Daricou-Morano

Goulotte Daricou-Morano
Attacco di Doppio Zero
Attacco della Goulotte Daricou-Morano
Sulla Goulotte Daricou-Morano 

Su Doppio Zero
Cima della Roisette, sullo sfondo Cervino e Grandes Murailles

giovedì 19 dicembre 2019

UNO SGUARDO AL 2019: DENALI E MANASLU

Il 2019 è stato sicuramente un anno ricco di soddisfazioni con ben de spedizioni extraeuropee di successo.

In primavera durante la spedizione in Alaska insieme a François siamo riusciti a salire sulla vetta del Denali per ben due volte nel giro di una settimana: la prima volta per la West Rib e la seconda volta percorrendo la mitica via Cassin in sole 19 ore dalla terminale alla vetta!!

Per maggiorni informazioni su questa salita potete leggere la bella intervista di Eva Toschi al seguete link:
http://www.4actionsport.it/francesco-ratti-scalare-il-denali-veloci-e-leggeri/

In autunno invece sono andato in Nepal dove sono riuscito a salire il mi primo Ottomila senza l'ausilio di ossigeno supplementare: il Manaslu!

Per maggiori informazioni su questa spedizione potete leggere la bella intervista rilasciata a montagna.tv al seguente link:
https://www.montagna.tv/149069/manaslu-il-racconto-di-marco-camandona-e-francesco-ratti/

sabato 11 maggio 2019

2019 Denali-Alaska Expedition

Membri della spedizione: Francesco Ratti, François Cazzanelli, Roger Bovard, Stefano Stradelli.

Durata: Dal 12 maggio al 14 giugno 2019

Il principale obiettivo: Il Denali con i suoi 6190 mt. è la vetta più alta del Nord America e degli Stati Uniti. Per la sua posizione geografica nel cuore dell’Alaska e prossima al Circolo Polare Artico è una delle montagne più fredde del pianeta, se non la più fredda. Il clima in Alaska può essere davvero “feroce” e le temperature sono comparabili a quelle di un 8000 himalayano. Un’altra particolarità, dovuta a una pressione barometrica assai ridotta a causa della vicinanza al Polo, è quella di presentare una rarefazione dell’aria pari ad una montagna 1000 metri più alta. La quota e l’acclimatamento rappresentano quindi difficoltà oggettive non trascurabili su questa montagna. Inoltre chiunque pianifichi di provare a raggiungerne la vetta, deve prepararsi come se andasse ad affrontare uno degli 8000 Himalayani con la differenza che in Alaska non ci sono i portatori! Quindi bisogna essere in tutto e per tutto autonomi e sobbarcarsi il lavoro del trasporto materiali, montaggio e smontaggio dei campi etc., insomma un Alpinismo con la A maiuscola. Altra caratteristica è il grande dislivello tra campo base e cima: dalla pista di atterraggio sul ghiacciaio del Kahiltna alla cima del Denali ci sono 3.900mt di dislivello. Per fare un paragone, tra il campo base dell’Everest e la cima il dislivello è di 3.300mt. Per tutte queste ragioni il Denali rappresenta una grande sfida per qualsiasi alpinista che voglia conquistarne la cima. 

La Storia: Il South Peak del Denali (più alto di 250 metri della vetta nord) è stato raggiunto nel 1913 dalla spedizione guidata da Hudson Stuck, con Harper, Karstens e Tatum, dopo cinquanta giorni di fatiche. Ma nel 1906 è il ben più noto Frederick Cook ad annunciare d'essere arrivato in cima. Medico ed esploratore di fama, sarà sbugiardato qualche anno più tardi: le fotografie che lui dice di aver scattato in vetta sono in realtà state prese in luoghi ben più lontani. L'uomo del Denali è Bradford Washburn, morto nel 2007 a quasi cent'anni. Alpinista, fotografo, cartografo, geologo, geografo, pilota d'aerei, è quello che più di chiunque altro ha esplorato e conosciuto ogni valle della grande montagna. Nel 1947 sua moglie Barbara è la prima donna ad averla salita e le sue immagini e le mappe sono ancor oggi le più utilizzate e affidabili per chi si avventuri lassù. Ma è un italiano, Riccardo Cassin, a firmare la prima impresa alpinisticamente importante, quando nel 1961 punta allo sperone sud, lunghissimo, con grandi difficoltà su ghiaccio e roccia. Secondo Roger Mear, su "World Mountaineering", "la via Cassin è riconosciuta internazionalmente come una delle più grandiose imprese alpinistiche di tutti i tempi. Sebbene vi siano vie più dirette e difficili sulle imponenti pareti di granito a destra della cresta, nessuna vanta l'eleganza classica di questo gigantesco sperone che sale dritto fino in vetta". Cassin portò in vetta tutti i suoi compagni - e già quella fu di per sé un'impresa - Jack Canali, Gigi Alippi, Romano Perego, Luigi Airoldi e Annibale Zucchi. E lui stesso, che allora aveva 52 anni. La salita fece una tale impressione che a Cassin arrivò un telegramma di congratulazioni del presidente Kennedy.

La nostra strategia: La nostra spedizione vuole essere prima di tutto flessibile e veloce. Compatibilmente con meteo e condizioni ci acclimateremo sulla via normale del Denali stesso ma anche sulle montagne limitrofe. Il monte Foraker (5.304mt) e il monte Hunter (4.442mt) sono nelle vicinanze del Denali e entrambi rappresentano delle valide alternative sia in fase di acclimatamento che per realizzare delle salite tecnicamente molto interessanti. Una volta pronti e acclimatati cercheremo di sfruttare al meglio le finestre di bel tempo per ripetere in stile alpino e nel modo più leggero e veloce possibile una delle vie che conducono alla vetta di questa stupenda ed enorme montagna. Abbiamo l’intenzione di percorrere una via tecnica ed impegnativa ma sceglieremo l’itinerario solo in base alle condizioni che si presenteranno al momento dell’ascensione. Non nascondiamo che la via aperta da Cassin è un nostro grane sogno.

Vie sulla parete Sud del Denali. La Cassin è la numero 5

Monte Foraker, Alaska
Monte Hunter, Alaska

venerdì 14 settembre 2018

NUOVA VIA SUL CERVINO: DIRETTA ALLO SCUDO

Durante l'estate 2018 ho avuto l'onore e il piacere di partecipare all'apertura di una nuova via d'arrampicata sulla mitica parete sud del Cervino. Si tratta di un progetto iniziato da François Cazzanelli insieme a vari altri compagni negli anni passati che però non aveva ancora visto il termine a causa delle impegnative difficoltà incontrate. Quest'anno condizioni e motivazione ci hanno aiutato a portare a termine il progetto. Sono quindi molto felice e orgoglioso di aver lasciato un segno su questa mitica parete.

Ecco qui di seguito, direttamente dalle parole di François, la storia della via:

" Aprire una via nuova sul Cervino è sempre stato uno dei miei più grandi sogni.
Lo sognavo da quando ero bambino, volevo mettere la mia firma sulla montagna di casa mia, volevo lasciare un segno sul Cervino ma un segno profondo che avrebbe lasciato anche dentro di me qualcosa di indelebile. Ci sono voluti per portarla a termine 6 anni, in un certo senso si può dire che la mia esperienza alpinistica sia un po' maturata di pari passo con i progressi sulla via. Aprire questa via è stata una grande avventura, la si può definire quasi un epopea, che adesso a cose finite vale veramente la pena raccontare.
Un giorno parlando com mio papà gli chiesi :” Perché manca una via diretta che sale lo Scudo del Pic Tyndall? Secondo me tra la Casarotto - Grassi e la via “Innocenzo Menbreaz” c’è ancora spazio per qualcosa di bello ed elegante”. Lo Scudo del Pic Tyndall è quell’enorme parete compresa tra la “Cresta De Amicis” e la via “Casarotto Grassi”. Lui mi rispose “ Perché è difficile ci avevo pensato anche io, ho osservato a lungo la parete ma alla fine ho valutato che per me e i miei compagni era una cosa troppo difficile” Queste parole mi suonarono quasi di sfida, era il 2012 e io stavo terminando il corso da aspirante guida, ero in piena forma e non vedevo l’ora di mettermi in gioco. Avevo già ripetuto diverse vie sulla parete sud del Cervino, ( “Casarotto - Grassi”, “Diretta alla Parete Sud”e lo “ Spigolo dei Fiori”) la conoscevo discretamente e avevo voglia di mettermi alla prova.
Nel parlai a Roberto Ferraris, Guida alpina, soccorritore del SAGF di Cervinia e mio compagno di cordata in tante avventure, non fu difficile convincerlo qualche parole ed eravamo già con la testa sulla montagna.
Ovviamente pensammo subito in grande, una via nuova sul Cervino come si apre?
Beh come minimo in inverno e totalmente trad. Diciamo che negli anni dovemmo cambiare radicalmente la nostra idea.
Il 24 febbraio 2012 la meteo era dalla nostra e decidemmo di provare, nei giorni prima avevo già portato su un po’ di materiale così da toglierci un po’ di di peso dallo zaino.
Alle 5 partiamo con gli sci dalla seggiovia del Pancheron (fin li i gatti delle nevi che iniziavano il turno di battitura ci diedero un passaggio) e in 3 ore eravamo pronti a scalare. Per arrivare alla base della parete utilizzavamo il canalone di accesso della “Cresta Deffeyes” e della “Casarotto - Grassi”. Il nostro avvicinamento, dalla base della parete sud fino all’attacco della via, è lungo circa 500 mt e con buone condizioni di neve è molto veloce e pratico. Arrivati a base parete fummo subito stupiti e incantati da cosa vedevamo, roccia bella e davanti a noi una linea logica da aprire.
Quel giorno aprimmo ben 5 tiri (totalmente trad) con difficoltà fino all 6b e ridiscendemmo a base parete in doppia, eravamo esaltatimisi e non vedevamo l’ora di riattaccare. Non fu facile costruire sempre delle soste a prova di bomba ma in qualche modo ce la siamo cavata.
Nei giorni seguenti scoprimmo che c’era stato già un tentativo da parte di Massimo Farina e Hervé Barmasse. Nel tentativo dopo, all’altezza della sosta del nostro secondo tiro, una quindicina di metri più sinistra, trovammo una sosta a spit e qualche metro più su un’altro spit con un maillon piazzati dalla cordata Farina - Barmasse.
Di fatto i due tentativi seguono linee diverse anche se relativamente vicine.
Il 3 marzo 2012 io e Roby siamo nuovamente pronti a partire, solito cliché avvicinamento con i gatti, pelli e canale. Alle 10 arriviamo al culmine dei tiri aperti l’ultima volta eravamo abbondantemente in anticipo e motivati ad uscire. La fortuna però non ci aiutò, subito davanti a me un tiro compatto e poco proteggibile (al momento valutato 6c poi ridimensionato a 6b+) mi porta in una zona compattissima dove è complicatissimo far sosta. Recupero Roby e capimmo subito che da li senza spit era difficile progredire e anche trovare un posto per fare un buon ancoraggio non era facile. Riuscimmo a fare un ancoraggio molto precario per poter scendere con tre chiodi dietro ad un blocco marcio, e iniziammo la ritirata. Arrivati all’ultima doppia nel canale sotto di noi si staccò un enorme valanga che lasciò un taglio molto alto nel manto nevoso. Quel giorno era molto caldo e la neve in poche ore era diventata marcissima. Per sicurezza aspettammo li che il sole calasse per ridiscendere in sicurezza il canale. Passammo un paio di ore a prendere il sole su una piccola terrazza nel mezzo della sud Cervino, un posto comodo e pratico per rifarsi la tintarella in vista della primavera.
Quell’anno decidemmo di abbandonare il progetto le condizioni non furono mai ottimali e decidemmo di aspettare un momento migliore.
Roby l’anno seguente ebbe un grave incidente sciando, quindi il progetto della nostra via rimase fermo per 3 anni.
Il 20 giugno 2015 io Roby tornammo alla carica, era il nostro 3 tentativo!
Decidemmo di cambiare tattica dopo aver binocolo a lungo la parete decidemmo di passare dal trad ad uno stile più moderno, mettendo gli spot alle soste e dove non era possibile utilizzare delle protezioni veloci. Questo per spingere il più possibile l’arrampicata libera.
Partimmo di buon ora risalimmo le piste, ormai spoglie di neve,in jeep fino alla seggiovia Pancheron e poi su neve trasformata su per il canale fino all’attacco della via. Il tempo dopo un tiro si guastò costringendoci a scendere. Posizionammo due spit uno per sosta e in mezzo alla bufera ci ritirammo giù per il canale fino alla macchina.
Passo l’estate e le condizioni sembravano permetterci un nuovo tentativo.
Il 22 ottobre io, Emrik Favre e Marco Farina partimmo per il 4 tentativo su questa parete.
Decidemmo di adottare uno stile pesante e bivaccare sulla grossa cengia in cima al4 tiro. Nonostante fossimo molto pesanti, scalammo tutti i tiri aperti nei precedenti tentativi e piazzano le soste a spit. Arrivati al 6 tiro lasciammo li chiodi, spit e martello e ci calammo alla cengia per bivaccare. Li ci accorgemmo di avere fatto un errore da principianti, non avevamo preso l’accendino per accendere il fornello. Provammo di tutto, per far partire una scintilla ma niente ci tocco andare a letto senza cena e senza bere!! La mattina dopo eravamo distrutti e ci tocco ritirarci. Messo piede nel canale però ci accorgemmo che la “Cresta Deffeyes” scaricava parecchie pietre. Cercammo di scendere il più velocemente possibile diverse scariche ci passavano vicino, un sasso mi colpi la mano e persi la picca. Per pranzo eravamo di ritorno a Cervinia stanchi e molto incazzati.
Questa fu per il morale un brutto colpo per parecchio tempo non volevo più saperne di questa via.
Finalmente nell’estate 2018 mi sentii di nuovo pronto per chiudere i conti con questa via. Chiesi di accompagnarmi al mio caro amico Guida Alpina e compagno di tante avventure Francesco Ratti. Francesco è un alpinista fortissimo e un rocciatore eccezionale e subito fu entusiasta del progetto.
Il canale però era in pessime condizioni ed era chiaro che non potevamo utilizzarlo per l’avvicinamento. Qualche anno prima avevo ripetuto con un cliente la via “Innocenzo Menabreaz” che scala una piccola porzione dello scudo. Da li intuì che attraversando su una cengia verso destra forse sarei riuscito a raggiungere la mia via senza alcun pericolo.
Quindi il 5 agosto io, Francesco e Roby nuovamente carichi come muli partimmo per lo scudo. Percorremmo la prima parte della “Cresta de Amicis” fino all’attacco della Via “Innocenzo Menabreaz”, da li traversano ancora a destra per cengia fino ad una comoda terrazza. Da li intuimmo che con un tiro avremmo raggiunto la terrazza del 4 tiro dove avevo bivaccato nel 2015. Attacco Francesco e apri un tiro stupendo che ci porto alla cengia. Questo tiro l’abbiamo chiamato variante “Ratti” ed è valutato 6b+. Arrivammo alla sosta del 6 tiro in pochissimo tempo. Da li partii io davanti e riuscii ad aprire 6/7 mt poi ero morto il freddo e le alte difficoltà mi avevano distrutto. Francesco mi diede il cambio, era in gran forma, e con una grande performance apri altri 20 mt così riuscimmo a concludere il settimo tiro 7a.
Faceva freddo ed eravamo nella nebbia così decidemmo di scendere, ma ormai la strada verso l’alto era aperta.
Eravamo motivati e volevamo chiudere i conti con questa parete ma tra meteo e gite con i clienti non trovammo un giorno libero fino al 22 settembre. Roby inizio i lavori di casa e non poteva più essere della partita così a me e Francesco si uni Emrik.
Partimmo alle 3 di notte ormai l’avvicinamento era chiaro e logico e con le prime luci eravamo ai piedi della variante “Ratti”. Velocemente risalimmo fino in cima al settimo tiro e da li siamo nuovamente su treno vergine. Parte Francesco, è veramente in gran forma, e con un gran numero risolve un tiro molto impegnativo che risulterà il tiro più obbligato della via. Sopra di noi adesso c’è un tiro in strapiombo Francesco è incontenibile e riparte. Risolve lo strapiombo e ci dice che ha raggiunto un zona facile e continua. Dopo 50 mt ci urla che ha fatto sosta. Lo raggiungiamo, Francesco e stanco e mi chiedo il cambio, sembra che con un tiro usciamo.Parto sono le 16.30, un ora dopo siamo tutti sulla grande terrazza che taglia l’ultima parte dello scudo inizia a nevicare e tirare vento forte bisogna muoversi!! Attraversiamo la cengia e usciamo sulla cresta “De Amicis” la risaliamo fino alla “ Cravatta”, la attraversiamo e spuntiamo sulla “Cresta del Leone” il tutto in mezzo alla bufera. Iniziamo la discesa e alle 9 arriviamo alla “Capanna Carrel”, ci fermiamo un oretta beviamo un tè caldo mangiamo qualcosa e continuiamo alle 11 siamo alla nostra jeep parcheggiata al rifugio Duca Degli Abruzzi.     "

Schizzo di massima della via

Le altre vie della parete
Schizzo dettagliato

Topo



mercoledì 25 aprile 2018

ICE IS NICE - Col du Requin, Brèche Ouest

In questo inizio di stagione con temperature calde e condizioni particolarmente secche approfittiamo di una delle poche goulottes delle Alpi in condizioni per andare a grattare un po' di ghiaccio e misto con le nostre picche!
Siamo io, Teto e Emrik, partiamo con la prima benna da Courmayeur e scendiamo il più rapidamente possibile con gli sci fino al rifugio del Requin. Da lì mettiamo le pelli e saliamo in direzione della brèche ovest del Col du Requin. Arrivati all'attacco esitiamo un po' tra la Sorenson-Eastman e Ice is Nice ma alla fine optiamo per quest'ultima perchè la prima ci sembrava un po' troppo "magra". Scaliamo divertendoci fino alla fine delle difficoltà, ci caliamo senza arrivare alla brèche nella speranza di pendere l'ultimo trenino in discesa dai Montenvers verso Chamonix. Manco a dirlo arriviamo con 10  minuti di ritardo e siamo costretti a una lunga "ravanata" lungo il sentiero e pendii di neve nei boschi fino al paese, dove il provvidenziale Jerome ci darà un passaggio fino a Courmayeur. Super giornata in super compagnia!

In discesa verso la goulotte

 
Salendo verso l'attacco

Sui primi pedii
Traverso...
All right!!

Prime difficoltà
Teto è ottimista!

Ambiente!

Verso la brèche
Discesa infinita verso Chamonix